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Il provvedimento, ha spiegato la relatrice Silvia Della Monica (Pd), dovrebbe approdare in Aula solo domani mattina perché deve essere messo a punto. Severino: "Le sanzioni devono essere equilibrate, ma la rettifica deve avere un ruolo centrale"
Roma, 23 ottobre 2012 - Via libera, all’unanimità, con mandato al relatore, della commissione Giustizia del Senato al ddl sulla diffamazione. Il provvedimento, ha spiegato la relatrice Silvia Della Monica (Pd), dovrebbe approdare in Aula domani mattina, e non oggi pomeriggio, perché il testo deve essere messo a punto. Dal ddl viene tolto il carcere per chi diffama e rimangono le multe da 5 a 100mila euro.
SEVERINO: LA RETTIFICA DEVE AVERE UN RUOLO CENTRALE - “Le sanzioni devono essere equilibrate, ma la rettifica deve avere un ruolo centrale. Credo che con la rettifica il processo penale potrebbe anche fermarsi se c’è piena soddisfazione della persona offesa”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino, parlando del ddl sulla diffamazione al centro delle polemiche di questi ultimi giorni.
“E’ una legge difficile - ha ammesso il ministro - come sempre quando si tratta di mettere assieme due esigenze diverse: da un lato, quella di non comprimere il diritto-dovere del giornalista di informare, e credo che la sanzione del carcere sia l’ultima delle soluzioni; dall’altro, trovare forme di soddisfazione per la vittima, ed in questo senso un ruolo centrale deve averlo la rettifica perché ritengo che chi viene diffamato chieda più di ogni altra cosa che la sua reputazione venga restituita alla pubblica considerazione”.
BAVAGLIO PER INTERNET - Spunta un vero e proprio bavaglio a blog, social network e motori di ricerca. Nel testo licenziato per l’aula, entra infatti un nuovo articolo (il 3) che contiene “misure a tutela del soggetto diffamato o del soggetto leso nell’onore e nella reputazione” che prevede che la persona offesa possa chiedere “ai siti internet e ai motori di ricerca l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali”.
L’interessato, prosegue l’articolo, “in caso di rifiuto o di omessa cancellazione dei dati” può chiedere “al giudice di ordinare ai siti internet e ai motori di ricerca la rimozione delle immagini e dei dati ovvero di inibirne la diffusione”. In caso di inottemperanza, oltre alla rimozione del contenuto ritenuto diffamatorio, i soggetti responsabili dei siti internet rischiano anche una multa da 5 mila ai 100 mila euro.
L’articolo è entrato con l’approvazione di un emendamento a firma del senatore del Pdl Giuseppe Valentino, avvocato penalista di Reggio Calabria. E va ben al di la’ delle originarie norme sull’obbligo di rettifica.
...E ANCHE PER I LIBRI - Un bavaglio anche per i libri? Strano ma vero, il ddl sulla diffamazione a mezzo stampa riserva anche questa sorpresa. All’articolo 1 del testo licenziato dalla commissione Giustizia del Senato, per eliminare la pena del carcere, è stato inserito anche un comma (il 6) che prevede che l’obbligo di rettifica non varrà solo per quotidiani, periodici e testate giornalistiche diffuse in via telematica ma anche per la “stampa non periodica”, ossia i libri.
La norma obbliga alla rettifica con pubblicazione entro sette giorni dalla richiesta su non più di due quotidiani a tiratura nazionale.
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