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Saccomanni pronto
alle dimissioni
"Gli italiani meritano verità"
Pdl attacca, Letta lo difende

Il titolare dell'Economia: "Dobbiamo trovare subito 1,6 miliardi per rientrare nei limiti del 3%". Fassina: "Con il voto a marzo rischiamo il commissariamento". Epifani: rigore ma anche giustizia sociale. Gasparri: "Le minacce non ci fanno paura"

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni e il vice ministro Stefano Fassina in aula della Camera (Ansa)
Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni e il vice ministro Stefano Fassina in aula della Camera (Ansa)

Roma, 22 settembre 2013 - Nuove frizioni nella maggioranza. Questa volta a scatenarle è il ministro Fabrizio Saccomanni che reagisce alle pressioni di Pdl e Pd. "Gli italiani credo meritino di sapere esattamente come stanno le cose e non soltanto slogan di carattere propagandistico - dice il titolare dell'Economia a margine di una manifestazione a Chianciano - Il ministro fa il suo dovere, ma credo sia arrivato il momento per fare un dibattito sereno e pacato sui conti dello Stato".

Parole che seguono alla velata minaccia di dimissioni se gli impegni presi con l'Europa non verranno rispettati. "Dobbiamo trovare subito 1,6 miliardi per rientrare di corsa nei limiti del 3%. Poi si dovrà concordare una tregua su Iva e Imu, rinviando la questione al 2014 con la legge di Stabilità che va presentata entro il 15 ottobre", è infatti la sintesi del pensiero di Saccomanni raccolto dal Corriere della Sera. "Gli impegni vanno rispettati, altrimenti non ci sto", dice.

Se si agisce subito, ritiene Saccomanni, è sperabile che l'effetto sui tassi d'interesse sia positivo e si possa finire l'anno con un dato consuntivo sul deficit ben inferiore al maledetto limite del 3%, grazie ad alcune operazioni già allo studio, come una serie di privatizzazioni, e la rivalutazione delle quote della Banca d'Italia oggi a bilancio degli istituti che ne detengono il capitale per cifre irrisorie. Una volta aggiornate le quote di via Nazionale ne beneficerebbe anche l'Erario.

Solo così, è sempre il pensiero del ministro, si potrebbe aprire una seria prospettiva per la riduzione delle tasse e rendere praticabile un sostegno alle imprese con l'alleggerimento del cosiddetto cuneo fiscale. Ma questo presuppone che non si vada a votare presto, altrimenti è tutto inutile. E oltre alle sanzioni del mercato, avremmo anche le multe dell'Unione Europea.

Anche l'ipotesi di differire l'aumento dell'Iva a fine anno, secondo Saccomanni, è poco praticabile. Nemmeno se aumentassimo la benzina di 15 centesimi, è l'esempio che propone il ministro, riusciremmo a incassare l'equivalente. Ma, avverte, "io non mi metto alla disperata ricerca di un miliardo se poi a febbraio si va a votare. Tutto inutile se una campagna elettorale è già iniziata".

IRA DEL PDL - "Saccomanni fa fatica a gestire una situazione economica complessa che richiede ben altro spirito di iniziativa e maggiore capacità di visione. Penso da tempo che altre scelte per il ministero sarebbero migliori. A partire da una diretta responsabilità di Letta in materia economica. Le minacce di Saccomanni non fanno paura a nessuno", tuona Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato (Pdl). "Abbiamo indicato - continua - coperture per oltre dieci miliardi di euro, che coprono largamente la cancellazione dell’Imu sulla prima casa e il blocco dell’Iva. Forse perfino Saccomanni sa che se l’Iva aumentasse le entrate dello Stato diminuirebbero. Insomma se non se la sente lasci. E le prevedibili liturgiche dichiarazioni di sostegno che arrivano scontate non lo illudano". "Un cambio all’Economia - prosegue - è auspicato da tutti, a destra e a sinistra. Ne ho personale riscontro da mesi. E allora meno Imu, stop all’Iva e meno Saccomanni. Non è una ricetta risolutiva, ma attenua i mali".

"Saccomanni crea un bel problema se pretende di diventare da ministro tecnico dell’economia il vero presidente del consiglio, surrogando Enrico Letta, mettendo in mora Alfano e poi dichiarando una sorta di sciopero politico: ‘Io non mi metto alla disperata ricerca di 1 miliardo se poi a febbraio si va a votare’", rincara la dose Fabrizio Cicchitto. "ome ministro dell’Economia ha il dovere di trovare questo miliardo e mezzo,compito che per parte sua il Pdl sta cercando di facilitargli in tutti i modi dando il suo contributo positivo come dimostrano le sette proposte di copertura avanzate dal capogruppo Brunetta in questi giorni", conclude il deputato Pdl.

LETTA DIFENDE SACCOMANNI - E dal premier arriva uno stop agli aut aut delle forze di maggioranza sulla politica economica. Enrico Letta, spiegano fonti di Palazzo Chigi, esprime la sua vicinanza politica e la sua piena sintonia al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. In politica economica, ribadiscono le stesse fonti, le soluzioni si possono trovare e i margini ci sono. Ma ora basta con gli ultimatum e gli aut aut al governo da parte delle forze di maggioranza. 

FASSINA - "Mi risulta che il ministro Saccomanni è molto preoccupato rispetto alla situazione della finanza pubblica e alla demagogia che segna una parte della maggioranza che sostiene il Governo Letta", dice, dal canto suo, il vice ministro dell’Economia Stefano Fassina intervistato da Sky Tg24. Per Fassina, inoltre, se si andasse a votare a marzo "rischiamo molto molto seriamente di tornare al clima drammatico di novembre 2011, bruciamo i sacrifici fatti in questi anni e rischiamo il commissariamento della troika". "Chi auspica elezioni non è consapevole delle conseguenze", ha aggiunto.

"Noi non vogliamo l’aumento dell’iva, abbiamo spinto perché l’aumento venisse rinviato e siamo convinti che vada evitato - ha detto ancora il vice ministro dell'Economia - Bisogna fare delle scelte. Da qui a fine anno abbiamo impegni che valgono quasi 6 mld di euro". Fassina ha proposto anche una ricetta: "se solo il 10% continua a pagare l’Imu" è possibile "evitare l’aumento dell’Iva".

EPIFANI - "Saccomanni ha la nostra fiducia, l’unica cosa che gli chiediamo è che quando si tratterà di fare scelte di rigore si ricordi sempre che in una crisi come questa le scelte di rigore hanno bisogno di grande equita’ e grande giustizia sociale", dice il segretario del Pd Guglielmo Epifani, alla festa del partito di Modena.
 

BRUNETTA - Chi esclude un voto anticipato è Renato Brunetta. "Per quanto mi riguarda le escludo, non le voglio, per me il governo Letta dura fino al 2018 se governa", ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera ospite di 'In mezz’ora'. La minaccia di dimissioni del ministro dell'Economia gli sembrano "un artificio retorico che non aiuta la chiarezza". "Siamo tutti con Letta, con il governo e con Saccomanni per far sì che l’Iva non aumenti e per cancellare anche la seconda rata Imu. Penso che Saccomanni non si dimetterà. Non mi è piaciuto però che dica ‘se ci saranno le elezioni la prossima primavera nemmeno mi metto a trovare i soldi’. E no, un ministro tecnico non si comporta così, mi sembra una scivolata negativa", ha spiegato.

Quindi ha sottolieanto: "L’Iva non aumenterà a ottobre, novembre, dicembre così come non ci sarà da pagare la seconda rata dell’Imu perché sarà coperta. Questo per rasserenare perché questa incertezza fa male all'economia". Secondo Brunetta, infatti, al prossimo Cdm ci sarà la copertura per evitare l’aumento dell’Iva. “Entro una settimana - sottolinea - si deve trovare un miliardo; entro il 15 ottobre fare un altro decreto di accompagnamento alla legge di stabilità per correggere lo sforamento e poi nel corso dell’anno, oltre al miliardo per la copertura dell’Iva vanno trovati altri 4,5 miliardi per la seconda rata dell’Imu, le missioni e la cassa integrazione, in tutto 5,5 miliardi". Ma il Pdl ha gia’ avanzato proposte, ha aggiunto, "per quasi 10,5 miliardi" di coperture.

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