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Il Pdl esplode, scissione di Alfano:
pronti i gruppi 'Nuovo centrodestra'

Berlusconi: "Chi non crede in Forza Italia se ne vada"
Il vicepremier annuncia lo strappo, Schifani si dimette

Fallisce l'ultimo tentativo di mediazione. Alfano annuncia la nascita di gruppi autonomi che si chiameranno 'Nuovo centrodestra'. Berlusconi ai suoi: "Brutto spettacolo in questi giorni. Chi non si riconosce più nei valori del movimento è libero di andarsene"

CONFRONTO TESO BERLUSCONI-ALFANO

Enrico Letta e Angelino Alfano (Ansa)
Enrico Letta e Angelino Alfano (Ansa)

Roma, 15 novembre 2013 - E' scissione nel Pdl dopo il fallimento dell'ultimo tentativo di mediazione. L'ufficio di presidenza salta dopo che i lealisti del Pdl hanno riferito al Cavaliere di non essere disposti a ‘riaprire’ la partita. E si consuma così lo strappo di Alfano e dei governisti.

ALFANO - “Mi trovo qui per compiere una scelta che non avrei mai pensato di compiere. Non aderire a Forza Italia”. Così Angelino Alfano, nel corso della riunione dei governativi del Pdl, annuncia la nascita di gruppi autonomi che si chiameranno ‘Nuovo centrodestra’.

“Noi siamo a fianco del presidente Berlusconi e continueremo a sostenerlo sempre, ma il nostro sostegno è diverso da quello degli altri. E continueremo a collaborare con lui e col suo movimento politico che è stato anche il nostro. Ma questa non è la Forza Italia che abbiamo conosciuto nel ‘94”, ha aggiunto Angelino Alfano durante la riunione.

SCHIFANI SI DIMETTE - "Dopo aver preso atto della costituzione del nuovo gruppo al Senato, nato da una costola del Pdl, ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni da presidente del gruppo del Popolo della Liberta’ a Palazzo Madama”. Lo ha dichiarato il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani.

LO SEGUE ESPOSITO - Anche il vicepresidente dei senatori del Pdl, Giuseppe Esposito, ha rassegnato le proprie dimissioni dopo la nascita del ‘Nuovo centrodestra’, capeggiato da Angelino Alfano. Esposito spiega le sue ragioni in una lettera ai propri elettori sulla pagina facebook e sul suo sito internet. “Caro presidente Berlusconi - scrive Esposito - mi riconosco pienamente nel suo messaggio inviato ai parlamentari del Pdl. Credo ancora in quei valori e in quelle idee per cambiare l’Italia nell’interesse di tutti i cittadini. Ma queste cose, caro presidente, è possibile farle soltanto nei luoghi in cui è possibile prendere le decisioni”.

“E soprattutto - prosegue Esposito - le sue buone idee nelle quali ho creduto e per cui mi sono battuto sin dal 1994, possono avere successo solo se portate avanti con amore. E il Pdl, quello che era nato per essere il partito dell’amore, si è trasformato senza che ce ne accorgessimo in un nido di maldicenze, di inganni, violenze verbali. Non esistono traditori, né falchi, né colombe. Esiste un Paese, l’Italia, che ha bisogno di un governo stabile e serio”.

Il vicepresidente dei senatori del Pdl tira le somme: “Per questo rassegno le mie dimissioni dal gruppo Pdl al Senato, del quale ero vicepresidente. E forse sono uno dei pochi che fa una scelta non per proprio tornaconto, abbandonando un ruolo per impegnarsi sul territorio”. “Non ho tradito, caro presidente e di certo non tradisco gli italiani - conclude Esposito - che hanno bisogno di risposte concrete in questa crisi perdurante dalla quale si può uscire soltanto assumendosi ciascuno le proprie responsabilità”.

CICCHITTO - “Nuovi gruppi e per creare, in prospettiva, un nuovo soggetto politico”. Lo ha detto Fabrizio Cicchitto lasciando la riunione dei ‘governativi’ del Pdl a palazzo Santa Chiara. Alla domanda se sarà lui a fare il capogruppo alla Camera, ha risposto: “Se bisogna rinnovare, bisogna rinnovare...”.

LUPI - “Ci teniamo a confermare la nostra amicizia e stima verso Silvio Berlusconi che continuerà ad essere punto di riferimento e leader dell’area dei moderati”, ha detto il ministro Maurizio Lupi al termine della riunione. 

“E’ con grande sofferenza e grande dispiacere che andiamo verso la formazione di gruppi autonomi. Abbiamo lavorato per l’unità del nostro partito, sul sostegno al governo: riteniamo che non si possa lasciare al buio il, Paese, che non lo si possa mettere in ginocchio e soprattutto che quello che nasce non può essere un partito estremista”, ha aggiunto.

FORMIGONI - “Ovviamente non parteciperemo al Consiglio nazionale domani. Non c’è scissione perché il partito non c’è più, siamo 37 al Senato e 23 alla Camera”. Lo ha detto il senatore del Pdl Roberto Formigoni a Otto e mezzo, su La7, confermando per i gruppi il nome di ‘Nuovo centrodestra’. “La proposta dei ministri era stata accolta da Berlusconi - ha aggiunto - poi e’ stata bocciata dai falchi”.

L'IRA DEI LEALISTI

FITTO - “Da Alfano è venuto un atto gravissimo contro la sua stessa storia e contro Silvio Berlusconi, i nostri programmi e i nostri elettori. Il vero popolo di centrodestra giudicherà”. Lo afferma il deputato del Pdl Raffaele Fitto.

BIANCOFIORE - “Faccio appello ai molti colleghi che sono antropologicamente, idealmente e per storia personale avversi alle sinistre, di non seguire Alfano in una incomprensibile deriva di appoggio ad un governo monocolore Pd. Alfano e i ministri Pdl hanno compiuto uno strappo gravissimo e io ancora spero che entro domattina si ravvedano e aderiscano all’appello unitario di Berlusconi ci ferma do nei fatti la sua leadership che vive del ci senso degli italiani”. Lo afferma Michaela Biancofiore, deputato del Pdl.

BERLUSCONI - “Non cambierò io, non cambierà Forza Italia. Se così non fosse, se Forza Italia diventasse qualcosa di diverso, di piccolo e meschino, se diventasse preda di una oligarchia, se rischiasse una deriva estremista, sarei io che l’ho fondata a non riconoscermi più in questo progetto”. Lo aveva spiegato Silvio Berlusconi nella lettera ai parlamentari inviata alla vigilia del Consiglio nazionale.  “Dopo aver parlato e ascoltato decideremo insieme il nostro futuro. Ognuno, dopo aver parlato ed ascoltato, sarà libero di fare le sue scelte. Ricordandosi della responsabilità che il voto di milioni di persone ci ha affidato e che a loro e solo a loro ognuno di noi è chiamato a rispondere del proprio operato”. “Chi non si riconosce più nei valori del nostro movimento - aveva continuato - è libero di andarsene”.

“Dopo lo spettacolo che la nostra classe dirigente ha offerto in queste ultimi giorni, perché un padre di famiglia, una donna, un giovane dovrebbe raccogliere questo appello. Perché i moderati italiani dovrebbero unirsi a noi, quando fossimo noi i primi a dividerci”.

 

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