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«C’è una cupola che dirige questi terroristi»

Beppe Boni
«E’ GENTE preparata che si muove con una organizzazione militare e che risponde a un’unica regia. La guerriglia di Roma non è scoppiata per caso, era perfettamente organizzata e preparata». Parola di due ufficiali delle forze dell’ordine di una città del nord Italia che da anni sono impegnati in ...
Beppe Boni
«E’ GENTE preparata che si muove con una organizzazione militare e che risponde a un’unica regia. La guerriglia di Roma non è scoppiata per caso, era perfettamente organizzata e preparata». Parola di due ufficiali delle forze dell’ordine di una città del nord Italia che da anni sono impegnati in prima linea negli scontri di piazza. Gente che sa affontare una battaglia urbana e che è passata per il G8 di Genova, per gli agguati della Val di Susa e per l’inferno di Lampedusa. C’è un esercito di «forze speciali», dunque, che si muove nei teatri di protesta d’Italia. Pronto a tutto, efficiente, fatto di veterani che studiano le strategie di volta in volta e che sanno di poter contare su un corredo di forze che vanno dai centri Sociali, ai No tav, agli anarchici di varia estrazione, agli studenti dei collettivi universitari più arrabbiati. «Ne abbiamo viste tante di battaglie — dicono i due ufficiali per i quali, ovviamente, l’anonimato è d’obbligo —, ma negli ultimi anni è chiaro che si è stabilizzata una cabina di regia unica. Un gruppo di comando formato da gente di città diverse che si sposta e conta su centinaia di persone ingaggiate con il tam tam di internet». «La battaglia di Roma è stata pianificata con un metodo militare dove nulla, come in Val di Susa, è stato lasciato al caso. Sa qual è un altro aspetto grave del problema? I Movimenti che a loro volta scendono in piazza oggi sono frastagliati, non dispongono di un servizio d’ordine che garantisca la mancanza di infiltrazioni violente». I guerriglieri di città hanno una strategia precisa come gruppi paramilitari. «Ora vi spiego come si muovono», dice uno dei due ufficiali. «Prima di un attacco come quello di sabato probabilmente hanno monitorato la zona settimane prima. Hanno studiato mappe e percorso del corteo. Qualche ora prima della manifestazione hanno fatto una ricognizione. Osservano i nostri schieramenti, contano gli uomini, i mezzi e preparano un piano. Dispongono di una sorta di intellingence interna che organizza le informazioni prima dell’attacco e guida i movimenti con attacchi mordi e fuggi». Sembra incredibile, ma è lo sfogo di chi da anni si batte in assetto di guerra contro black bloc e violenti. «C’è una strategia del terrore che oramai viene pianificata e applicata ovunque. Si tratta delle stesse persone che hanno di preparato un manuale tecnico di guerriglia. Le armi non le portano mai al seguito, di solito le nascondo prima sul posto. A Roma come hanno appurato le indagini successive c’erano furgoni usati come cavalli di Troia dentro ai quali in precedenza erano stati nasconsti mazze, pietre, bombe carta. In qualche occasione ce ne siamo accorti prima. A Roma non è stato così. La scelta di provocare disordini a lato del corteo è sempre studiata serve per costringere le forze di polizia sul campo a muoversi a scoprirsi».

LA DOMANDA che tutti si pongono è se ci sono dei capi. Chi compone la cupola dei terroristi di strada? «Guardi, c’è un gruppo ristretto di guerriglieri che ha contatti con i loro omologhi all’estero. Si vedono direttamente, si confrontano e pianificano le battaglie sempre allo stesso modo. I contatti degli italiani sono soprattutto con i francesi, gli spagnoli e ultimamente i greci. Se anche noi delle forze dell’ordine non facciamo un passo in avanti nella strategia investigativa per fermarli a monte andrà sempre peggio». Viene da chiedere: avrà ragione, il ministro Maroni, quando avverte che cercano il morto? «Secondo noi sì, non c’è dubbio. Sono i nuovi terroristi. Anche con le Br cominciò così».

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