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Il presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita: "Mom è pensabile che una compagnia costruisca l’impianto e lo affidi in uso gratuito al gestore e quest’ultimo venda la benzina di un altro marchio"
DI Achille Perego
MILANO, 10 GENNAIO 2012 - Si erano visti prima di Natale e dovrebbero tornare a incontrarsi nei prossimi giorni: petrolieri, gestori, consumatori. E ovviamente il Governo perché la riforma del mercato dei carburanti sarebbe ai primi posti nell’agenda delle liberalizzazioni di Mario Monti.
Il dossier-carburanti è sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico, nelle mani del ‘vice’ di Passera, Claudio De Vincenti. Ma trovare la formula in grado di mettere d’accordo tutti non sarà facile. A partire dall’ipotesi del superamento dell’esclusiva con la nascita di impianti multi-brand dove si potrebbe fare il pieno con i carburanti di più marchi.
"Una rete di distribuzione senza esclusiva e multibrand non esiste al mondo. Magari la si può trovare su Marte!", attacca Luca Squeri, presidente Figisc, la Federazione dei gestori di Confcommercio. "Non credo che un Governo di tecnici — aggiunge Squeri — possa togliere dal cilindro un provvedimento senza senso che avrebbe come unica conseguenza l’espulsione dei gestori".
GESTORI che sul fronte ‘esclusiva’ stanno dalla stessa parte delle compagnie. Come ricorda il presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, non è pensabile che una compagnia costruisca l’impianto e lo affidi in uso gratuito al gestore e quest’ultimo venda la benzina di un altro marchio. Se si arrivasse a quello che De Vita considera ‘quasi un esproprio’, il rischio per Squeri sarebbe la gestione diretta dei distributori da parte delle compagnie. Senza alcun vantaggio per gli automobilisti.
Ma allora, come si può liberalizzare un mercato ‘ingessato’ come lo definisce il presidente dell’Adoc, Carlo Pileri e dove esiste, secondo il leader Cisl Bonanni, un ‘patto scellerato’, tra troppe tasse e mancanza di concorrenza?
Sulle misure sono divisi persino i consumatori. "Noi chiediamo la separazione tra chi produce e chi vende e una maggior diffusione delle pompe bianche dove si possono risparmiare fino a 10 cent al litro, per aumentare la concorrenza e poter ridurre anche di 15 cent il prezzo della benzina", sottolinea sempre Pileri.
ALTRI, come Federconsumatori, auspicherebbero una riduzione degli impianti (circa 24mila, con oltre 2mila nuove aperture negli ultimi anni e altrettante pompe no-logo) e meno vincoli per l’ingresso sul mercato della grande distribuzione organizzata. Oggi ricorda Federdistribuzione, l’associazione presieduta da Giovanni Cobolli Gigli, gli impianti aperti dalla grande distribuzione sono una novantina (in testa Auchan, Carrefour, Conad seguiti da Coop e Finiper con risparmi da 6 a 10 cent al litro) e rappresentano per erogato solo il 2-3% del mercato contro il 45% della Francia e il 25-30% della Germania.
Perché sono così pochi? I vecchi vincoli ad aprirli sono stati tolti nel 2008 ma, spiega Federdistribuzione, ne sono spuntati altri in molte Regioni: l’obbligo di avere nei nuovi impianti metano e Gpl, orari d’apertura penalizzanti, divieto di distributori solo automatizzati.
Tutti temi di cui, secondo la Gdo, dovrebbe occuparsi Monti per liberalizzare il settore. "Ma il mercato — replica Squeri — è già liberalizzato. Tutti possono aprire un impianto mentre la rete semmai andrebbe razionalizzata con chiusure incentivate. Il problema è che abbiamo i carburanti più cari d’Europa per colpa delle tasse". Venticinque cent in più al litro per le accise del 2011. La realtà, conclude, è che la differenza di prezzo con la media europea, tolte le imposte, si è già ridotta a poco più di 3 centesimi. E per chi usa il self-service, addirittura annullata.
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