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Vigile schiacciato, trovato il SuvCaccia ai due nomadi assassini

LA FEROCIA con cui a Milano è stato ucciso un agente della polizia urbana mentre cercava di svolgere il suo lavoro colpisce e fa riflettere. I segnali d’intolleranza si moltiplicano, qualunque frustrazione si traduce in una rabbia sorda, subito scaricata in un atto d’aggressione. Tra chi si occupa di leggere ...
LA FEROCIA con cui a Milano è stato ucciso un agente della polizia urbana mentre cercava di svolgere il suo lavoro colpisce e fa riflettere. I segnali d’intolleranza si moltiplicano, qualunque frustrazione si traduce in una rabbia sorda, subito scaricata in un atto d’aggressione. Tra chi si occupa di leggere i comportamenti umani alla luce delle nuove scoperte sul funzionamento del cervello, circolano tesi allarmanti. Sembra infatti che la parte più primitiva stia prendendo il sopravvento su quella più evoluta, e che ormai l’uomo reagisca anziché pensare, evacui emozioni piuttosto che controllarle. Si uccide per un parcheggio conteso, per un sorpasso azzardato subito visto come un’offesa da lavare nel sangue. A farne le spese è innanzitutto chi per professione si occupa della nostra sicurezza. E pure della nostra salute, visto che anche i reparti e i pronto soccorso degli ospedali registrano quotidiane aggressioni agli operatori. La cui colpa è spesso solo quella di operare in condizioni stressanti, sempre sotto pressione e senza la preparazione e il tempo per riconoscere la rabbia.

LA RABBIA, appunto. E’ proprio la rabbia a fornire la base per l’aggressione. Potremmo discutere all’infinito sulla debolezza di chi grida e si scaglia sull’altro, sulla sua scarsa autostima che gli preclude un diverso modo di confrontarsi con l’altro. Ma di fronte alle ferite, alla morte, suonerebbero un inopportuno e demagogico tentativo di razionalizzare e di scusare. Occorre invece tutelare chi, vigile urbano o poliziotto o infermiere, ogni giorno rischia d’essere aggredito perché pone un limite, cerca di far rispettare norme e regolamenti. Tutelarli insegnando loro come riconoscere i segnali della rabbia, quali tecniche, verbali e non, siano le più efficaci per contenere e disinnescare la collera prima che faccia danni. E poi un’ultima considerazione: d’accordo con i neuro scienziati e la loro visione di un cervello che, modificato, produce danni ineluttabili. Ma la rabbia e le sue espressioni sono pur sempre influenzati dai costumi e dalla cultura. Torniamo a censurare ogni condotta aggressiva, smettiamo di ascoltare chi grida sovrastando tutti. E a chi ferisce e uccide, infliggiamo condanne certe ed esemplari.

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