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La mappa: le aree più a rischio sono concentrate ai pedi delle catene montuose
ROMA, 26 gennaio 2012 - «NON C’È un rapporto di causa-effetto tra il terremoto emiliano e quello veronese, ma i due eventi sono legati tra loro perché entrambi sono parte del movimento della microplacca padana, compressa tra l’Appenino e le Alpi, che è stata attiva più del solito negli ultimi sei mesi».
Inserisce in prospettiva le scosse di ieri il professor Domenico Giardini, bolognese, dal 1997 docente di sismologia e geodinamica all’Eth (l’Istituto federale di tecnologia) di Zurigo, oggi alla guida dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
L’evoluzione della serie sismica dell’evento emiliano e quello veronese sarà positiva?
«Con i terremoti non si può mai dire. La sequenza per il momento si sta evolvendo in modo assolutamente normale. Ma, vista l’attività degli ultimi sei mesi, in quella microplacca non sarebbe sorprendente se nella Pianura Padana ci fossero nei prossimi mesi altri terremoti di questo tipo, tra 4 e 5 della scala Richter, diciamo. Ma sia chiaro, non c’è nessuna evidenza che a breve sia in arrivo una scossa di questa entità».
Questa è una previsione?
«Non lo è, non siamo ancora a quel punto. Sono stati osservati dei fenomeni precursori, che però a volte si manifestano e altre no, e quando si manifestano non sempre sono seguiti da terremoti. Siamo ancora molto lontani da avere previsioni credibili. Forse in futuro potremo averle per i grandi terremoti».
Un terremoto in pianura ha sorpreso molti. Curiosamente, non è nel nostro immaginario…
«Da un punto vista geologico l’Appennino continua sotto la coltre di sedimenti portati dai fiumi. Sotto, ci sono strutture ben note e ben attive. Il fatto che sia capitato a un profondità di 35 chilometri ha fatto sì che fosse sentito anche a notevole distanza, ma ne ha anche ridotto i danni locali».
Nella Pianura Padana quali sono le aree più pericolose da un punto di vista sismico?
«Sono concentrate sui bordi della pianura, sia sul margine appenninico sia su quello alpino».
La scossa servirà a sollevare l’allarme sulla prevenzione antisismica?
«Magari. Questi eventi senza danno sono ideali per ricordare che il terremoto può arrivare anche a casa nostra. E dovrebbe farci chiedere se la nostra casa è sicura. Quanti stanno in una casa mai stata vista da un tecnico?».
La grande maggioranza.
«Appunto. Andreste in una auto con i freni rotti? Certamente no. E allora alla gente dico: fatela controllare. Ne va della vostra vita».
di Alessandro Farruggia
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