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Pdl diviso sul voto anticipatoAlfano: «Mossa irresponsabile»

Antonella Coppari
ROMA
FINO a due giorni fa sembravano in vantaggio i tifosi del voto subito, ora nel braccio di ferro interno al Pdl stanno prendendo decisamente il sopravvento quelli che trovano la mossa irresponsabile. Al di là del nervosismo di fondo verso Monti, la partita non è ancora chiusa ...
Antonella Coppari
ROMA
FINO a due giorni fa sembravano in vantaggio i tifosi del voto subito, ora nel braccio di ferro interno al Pdl stanno prendendo decisamente il sopravvento quelli che trovano la mossa irresponsabile. Al di là del nervosismo di fondo verso Monti, la partita non è ancora chiusa perché ci sono tre argomenti che inquinano l’aria: 1) il processo Mills (e l’ira verso il vicepresidente del Csm Vietti per l’elogio dell’accelerazione — poi precisato — la dice lunga sull’umore del Cavaliere). 2) Lo scontro sul direttore del Tg1. 3) La cittadinanza per i figli degli immigrati rilanciata da Fini. Ecco perché l’altra notte a Palazzo Grazioli — dopo una discussione di cinque ore — forte dell’appoggio di Berlusconi, Alfano ha rilanciato le ragioni dei moderati («far saltare il banco avrebbe ripercussioni a livello europeo e ricadute elettorali pesanti»), ma ha pure detto: «Aspettiamo dieci giorni, vediamo come si comporterà il governo». Per quanto ridotta, resta viva la speranza dei falchi: la finestra per chiedere le elezioni anticipate si chiude a marzo. Né l’appello del segretario sulle liberalizzazioni annulla eventuali colpi di frizione su un tema fondamentale per il Pdl. Di qui l’urlo — mutuato dalla capitaneria di porto di Livorno — di Daniela Santanchè: «Salga a bordo, Cavaliere, cazzo». Sintesi di quanto sosteneva ieri Libero: «Berlusconi liquidi Monti per non liquidare il Pdl».
Posizione che non appartiene solo a Ignazio La Russa e agli ex An: una fetta degli ex forzisti (capitanati da Verdini) la pensa nello stesso modo.
«Perdiamo consensi per portare acqua all’esecutivo», sottolinea Riccardo Mazzoni. Ma è altrettanto diffusa la convinzione che abbracciare la linea leghista significhi sancire la spaccatura del Pdl: almeno una cinquantina di parlamentari, secondo i conti che circolano in via dell’Umiltà, si staccherrebbero per continuare ad appoggiare il governo e il partito sarebbe costretto ad andare all’opposizione. E fortissimo sarebbe il rischio di vedersi ‘confezionare’ una riforma elettorale sgradita. Ecco perché hanno gioco più facile le colombe nel dare le carte: abbinare il sistema elettorale alle riforme costituzionali, come chiesto dal Pdl, significa ampliare al 2013 l’orizzonte della legislatura. Mentre appoggia la richiesta dei falchi di «incalzare l’esecutivo: la fiducia non è incondizionata», l’ala moderata tesse la tela con l’Udc.

CLAUDIO SCAJOLA chiede di scaricare la Lega e abbracciare Casini, mentre Alfano si muove per costruire un ‘Ppe italiano’ come dimostra il tour europeo di presentazione ai ‘colleghi’ di Londra, Parigi, Berlino. Peraltro: non ci sarà una mozione comune sulla riforma, ma ci sono prove d’intesa. «Se c’è la volontà — dice Gaetano Quagliariello — bastano sei mesi per chiudere». Non sono stati sufficienti tre mesi per chiudere i conti con Tremonti, messo ancora sotto accusa a Palazzo Grazioli. «Ci ha fatto perdere colpi tra gli elettori».

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