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I pubblici ministeri di Roma sentiranno i dirigenti della Margherita. Intanto si muovono Pd e Udc: Bersani e Casini spingono per un ddl sulle spese elettorali
Roma, 3 febbraio 2012 - Altro che mariuolo. La "buona volontà" espressa da Luigi Lusi di una restituzione, anche se parziale, della somma sottratta alla Margherita, non basta a mettere tutto a tacere come — dicono i maligni — sarebbero forse stati tentati all’inizio alcuni degli ex vertici del partito. "Non si azzardino a farlo", tuona il senatore Pd Franco Monaco. Il caso decisamente deborda.
Il Pd, nelle cui file il tesoriere della Margherita accusato di appropriazione indebita è stato eletto nel 2008, si sente tirato dentro per i capelli e adesso medita l’espulsione. Poi c’è Rutelli, il "padrino politico" di Lusi, ex segretario della Margherita, l’uomo a cui tutti da subito hanno guardato. "Le discussioni più frequenti che avevo con lui — ha detto in tv ieri sera l’ex sindaco di Roma — erano perché si rifiutava di pagare il pony express... Diciamo che era anche antipatico e severo". L’ex segretario respinge l’idea di un tentativo di accordo: "Sono io il primo a dire che non doveva succedere. Ben venga che i magistrati vogliano ascoltare chiunque e avere i documenti". E sulla vicenda cerca la svolta personale: "Io sono tranquillo, sono un politico tracciabile, non ho case all’estero e vivo in quella costruita da mio padre. Sono stato fregato e tradito".
Gli ex Margherita, separati dalla diaspora politica che li ha trascinati ai quattro angoli del teatro parlamentare, ora sembrano volersi tenere per mano, per non fare altro scandalo consapevoli, come diceva ieri uno di loro in Transatlantico, che "questa storia getta m.... su tutti noi". Divisi tra chi scommette sulla probità e la devozione al partito dell’uomo e chi vorrebbe ridurre il caso alla degenerazione personale. Lo scandalo un effetto politicamente alto però ce l’ha: mette all’ordine del giorno il tema delle spese elettorali. S’invoca ora "una commissione ad hoc al ministero dell’Interno per il controllo delle spese e sanzioni amministrative fino a un milione di euro". Lo prevede un ddl fermo in Senato da più di un anno, la cui approvazione è stata sollecitata ieri dai leader di Pd e Udc, Bersani e Casini. Potrebbe essere la prima irrinunciabile misura per restituire credibilità ai partiti. Anche perché il caso Lusi non si chiude qua.
I magistrati hanno di fatto avviato un nuovo filone di indagine per capire se altri esponenti della Margherita fossero a conoscenza della spregiudicata gestione dei fondi da parte del tesoriere e se ci siano state altre appropriazioni illecite. Saranno ascoltati Renzo Lusetti ed Enzo Carra, autori di un ricorso contro i rendiconti firmati da Lusi, e tutti i documenti contabili della Margherita saranno passati al setaccio.
Lo stesso Lusi, messo all’angolo, fa sentire la sua voce. Attraverso l’avvocato Petrucci nega di avere usufruito dello scudo fiscale e "di avere scritto una lettera alla senatrice Finocchiaro in cui le preannuncia che avrebbe dovuto espellere molti altri senatori del Pd". Sembrerebbe un messaggio trasversale.
St. Gr.