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Lavoro, Fornero a muso duro «Riforma anche senza accordo»

Olivia Posani
ROMA
IMPOSSIBILE lasciare il tavolo. Non ora. Ma la preoccupazione nei sindacati è altissima. Dal lungo confronto a Palazzo Chigi tra Elsa Fornero e le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro emerge la volontà del governo, non solo della Confindustria, di intervenire sull’articolo 18 dello statuto dei ...
Olivia Posani
ROMA
IMPOSSIBILE lasciare il tavolo. Non ora. Ma la preoccupazione nei sindacati è altissima. Dal lungo confronto a Palazzo Chigi tra Elsa Fornero e le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro emerge la volontà del governo, non solo della Confindustria, di intervenire sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

IL TEMA ieri è stato solo sfiorato, ma il ministro del Welfare in un passaggio ha parlato di «contratto a progressiva stabilizzazione» e della introduzione di una «indennità di licenziamento» parametrata all’età e alla contribuzione per chi viene espulso dal mercato del lavoro per motivi economici. Alle aziende con più di 15 dipendenti verrebbe cioè imposto lo stesso modello dei licenziamenti individuali che vale per le piccole. L’articolo 18 resterebbe solo per i licenziamenti discriminatori. Come dice il leader degli industriali Marcegaglia, «il tema è sul tavolo».
Non solo. Il ministro del Lavoro ha impresso una forte accelerazione al confronto spiegando che «bisogna chiudere in 2-3 settimane» e ha detto chiaro e tondo che «la riforma, «incisiva», si farà con o senza accordo». Di più: ha fatto capire che anche se le parti trovassero un’intesa (frutto ovviamente di un complicato compromesso), il governo potrebbe ritenerla non idonea e decidere unilateralmente il da farsi: «Rappresentiamo tutti gli italiani, giovani in testa», ha replicato la Fornero a un inquieto Angeletti che le chiedeva se si stesse lavorando «per trovare un accordo o solo per individuare soluzioni che il governo poi valuti». E a Camusso e Bonanni, che riproponevano il problema di chi, dopo l’allungamento dell’età pensionabile, rischia di trovarsi senza salario e senza pensione, ha risposto che «la riforma non si tocca, ha determinato la riduzione dello spread».
Nonostante questo, le reazioni sindacali al termine dell’incontro sono state caute. Innanzitutto perché, come fa notare Santini (Cisl), rispetto all’incontro del 23 gennaio «è cambiato completamente il clima: allora il ministro diceva facciamo tutto noi, ora dice facciamo insieme». Inoltre, fanno notare Cgil e Uil, ci sono stati degli arretramenti: la cassa integrazione straordinaria non verrà cancellata e invece del negoziato telematico ci saranno incontri veri a Palazzo Chigi. Il prossimo è previsto la prossima settimana. Insomma, come dice un autorevole esponente sindacale, «siamo costretti a rimanere al tavolo per poter discutere anche dei dettagli tecnici e dimostrare con i numeri e i fatti che le nostre ragioni sono fondate».

SODDISFATTO il ministro del Welfare, che in una nota sottolinea il «clima positivo» dell’incontro, insiste sulla necessità di rispettare i vincoli europei, indica obiettivi generali (lotta alla disoccupazione, innalzamento delle retribuzioni, aumento della produttività) e intermedi. Che sono 4: contrasto alla precarietà causata da una «flessibilità cattiva», valorizzazione della «flessibilità buona» che incoraggi gli investimenti e la crescita delle imprese; riordino degli ammortizzatori sociali attraverso una più uniforme distribuzione delle tutele; valorizzazione del capitale umano con l’apprendistato; formazione sul posto di lavoro; riqualificazione professionale per i disoccupati; potenziamento delle politiche dei servizi per il lavoro.

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