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Si riaccende lo scontro sull’articolo 18Veto dei sindacati: «Governo imprudente»
Nuccio Natoli ROMA PRONTI a discutere, ma anche ad alzare le barricate sullarticolo 18. I sindacati sono usciti dallincontro con il governo apprezzando sia la volontà «di discutere» manifestata dal ministro Elsa Fornero, sia gli obiettivi, dalla lotta alla disoccupazione e alla «flessibilità cattiva», al sostegno alla «flessibilità buona». Hanno, invece, ...
Nuccio Natoli ROMA PRONTI a discutere, ma anche ad alzare le barricate sullarticolo 18. I sindacati sono usciti dallincontro con il governo apprezzando sia la volontà «di discutere» manifestata dal ministro Elsa Fornero, sia gli obiettivi, dalla lotta alla disoccupazione e alla «flessibilità cattiva», al sostegno alla «flessibilità buona». Hanno, invece, storto la bocca allipotesi che lesecutivo non si fermi se mancasse un «accordo non condiviso» e hanno bocciato qualsiasi intervento sullarticolo 18.
ALLAPPARENZA quello dei sindacati è un fronte compatto. Nella realtà, le differenze ci sono. Se tutti, dal leader della Cgil Camusso («Diamo per buono che il governo cerchi laccordo») ai segretari di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti («Stavolta lincontro è andato molto meglio della prima volta e sono più chiari i temi sul tavolo») hanno elogiato il clima costruttivo della riunione, minore compattezza è emersa sulla strategia. Bonanni ha detto a chiare note «noi siamo pronti a trattare con responsabilità e non daremo esca a nessun estremista». Un paio di paletti, comunque, li ha posti. Il primo, «il governo sia coerente e faccia pagare di più la flessibilità cattiva». Il secondo, «il governo si ricordi che il Parlamento boccerebbe una riforma senza laccordo delle parti sociali». La Uil ha fatto un passo avanti: «Siamo disponibilissimi ad accelerare la riforma del mercato del lavoro e non abbiamo problemi a chiuderla anche domani». La segretaria della Cgil, invece, ha voluto ricordare che «non cè solo lemergenza disoccupazione, ma bisogna dare risposta anche su fisco, sviluppo, equità, ammortizzatori sociali. Su chi resta senza pensione, né ammortizzatori sociali, il governo non può dirci arrangiatevi».
DIFFERENZE piccole, ma non da sottovalutare. Sono le stesse che in passato hanno provocato la spaccatura verticale tra i sindacati. Ciò su cui il sindacato è stato compatto, quasi come ai tempi della triplice negli anni Settanta, è su ogni proposta di toccare lart.18. Il coro di no è scattato anche quando il ministro Fornero ha avanzato lipotesi minima di sostituire il reintegro nel posto di lavoro previsto dallarticolo 18 con unindennità di licenziamento nei casi di crisi aziendale. «Il governo sia più cauto nel far cadere un simbolo. Gli effetti sarebbero devastanti», ha avvertito Bonanni. Camusso ha insistito: «Il problema non sono i licenziamenti, ma creare sviluppo e occupazione». Angeletti ha rincarato: «Altro che articolo 18, noi abbiamo unemergenza vera da affrontare: questanno sono a rischio 250 mila posti di lavoro». Al tavolo con il governo, in un ruolo a metà strada tra quello di rappresentante delle imprese e dei lavoratori, cera pure Luigi Marino, presidente di Confcooperative e dellAlleanza delle Cooperative italiane che ha esortato a «prendere il treno della riforma e, quindi, incoraggiamo il governo ad andare avanti, ma senza dimenticare che la coesione sociale è un valore da difendere nel nostro Paese».