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Bufera sulla figlia della ForneroLa madre: «Sa difendersi da sola»
Stefano Grassi ROMA MA NON erano le colpe dei padri a dover ricadere sulle teste dei figli? Povera Silvia (nella foto Ansa), a lei è toccato doversi prendere sulla sua quelle della madre. Il ministro Elsa Fornero. E sì, le è toccato di penare per le «leggerezze» di una mamma ...
Stefano Grassi ROMA MA NON erano le colpe dei padri a dover ricadere sulle teste dei figli? Povera Silvia (nella foto Ansa), a lei è toccato doversi prendere sulla sua quelle della madre. Il ministro Elsa Fornero. E sì, le è toccato di penare per le «leggerezze» di una mamma che a occhio e croce proprio leggera non sembrerebbe, e delle polemiche seguite alle affermazioni ministeriali a proposito di «posto fisso». Così, forse in seguito alle frasi della madre, sulla carriera di Silvia Deaglio si è scatenato il putiferio. Lei, brillantissima laureata in medicina, appena 24enne, e poi oncologa provetta a tempo di record. Un curriculum da far paura, come urla ai quattro venti la madre, il ministro Fornero («mia figlia sa come difendersi»); un regesto che parla da sè, come spiega linteressata ai suoi detrattori via web e non senza un certo nasino allinsù, molto torinese peraltro. Infatti, un curriculum formidabile: nel 2002, la specializzazione in tasca e già in corsa con un dottorato in genetica in un ciclo, il XVII, ci sia concesso, non più dei mirabili comera stato qualche biennio prima. Ma di questo non se ne può fare a lei una colpa. Poi un anno allestero, come dio comanda. Esperienza importantissima, quella di Harvard, anche se breve. E SÌ, PERCHÉ la povera ragazza è dovuta tornare anzitempo in Italia che lera caduta una brutta tegola sulla testa. Sì proprio quel maledetto posto fisso tanto vituperato dai nostri tecnici: ricercatrice universitaria a Torino. Certo, nessuno laveva pregata di presentarsi a quel noiosissimo concorso. O forse no, forse i suoi prof, che avevano ben avuto occasione di osservarne lo zelo e le capacità, come spesso accade nelle nostre viete università, le avranno sussurrato: presentati è il tuo concorso. Ma la nostra non sè data per vinta. Ha spezzato le catene dando spazio alla sua voglia di sapere, Granada, Essen, New York. Viva la libertà. Ce lha messa tutta. Poi, però, improvvisa, la mannaia. Una stramaledetta Commissione, nella remota università intitolata niente meno che al vate del decadentismo, or son due anni, presieduta per di più da una guida, un maestro, quellillustre professor Piazza anche lui di Torino, di quello stesso dipartimento in cui la nostra sè più volte messa in luce. E la fine. Il posto fisso a cui non cè rimedio: professore associato. Dopo di che non resta che la debacle totale: lordinariato. Ma ormai la nostra è preparata a tutto. E mamma Elsa saprà perdonarla.