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«Otto ore al giorno a meno 22 gradiSiamo le sentinelle degli sciatori»
Stefano Cassinelli BARZIO (Lecco) UN FREDDO pungente, mai visto nella prima decade di febbraio ai Piani di Bobbio, una delle località più apprezzate dai turisti lombardi. Una manciata di chilomentri da Lecco, poi un cabinovia che sale a quasi 1.800 metri. «Qui siamo in Siberia», commenta un operatore dagli impianti che ...
Stefano Cassinelli BARZIO (Lecco) UN FREDDO pungente, mai visto nella prima decade di febbraio ai Piani di Bobbio, una delle località più apprezzate dai turisti lombardi. Una manciata di chilomentri da Lecco, poi un cabinovia che sale a quasi 1.800 metri. «Qui siamo in Siberia», commenta un operatore dagli impianti che ci accoglie per la salita ai Piani di Bobbio. Il termometro segna - 22 gradi. «Qui diventa tutto difficile racconta Danilo Scaioli, una vita passata con gli sci ai piedi e oggi direttore degli impianti del comprensorio si arriva e si lavora in condizioni difficili». Linverno siberiano sta mettendo a dura prova gli addetti agli impianti di risalita che per otto ore ogni giorno devono restare allaperto sfidando il più rigido inverno a memoria duomo. Il respiro diventa ghiaccio sulla barba degli operatori, il vento sputa in faccia polvere di neve, ma limpianto deve continuare a girare e gli skilifisti stanno «là fuori» a dare assistenza agli sciatori. Gli addetti agli skilift dei Piani di Bobbio che operano a 1.800 metri di quota allaperto per otto ore al giorno sanno bene che cosa vuol dire combattere il freddo e accettano la sfida. «Venti gradi sottozero sono una temperatura estrema, anche per noi skilifisti che siamo abituati a lavorare al freddo, restare per diverse ore allaperto è durissima. Siamo quasi tutti cresciuti in montagna e le temperature basse non ci spaventano ma fisicamente non è una passeggiata, non è un mestiere per tutti».
DOPO GIORNI in cui la colonnina del termometro non smetteva mai di scendere nelle ultime ore il gelo sta allentando la morsa. «Siamo andati spiega Scaioli anche oltre i 22 sottozero, il freddo te lo senti ovunque quando stai a quella temperatura in mezzo alla neve. Perché poi il freddo è così, ti entra dentro piano piano e ti resta nelle ossa. Alla sera, quando si arriva a casa e ci si mette davanti al camino, allora si sta meglio. Il caldo del camino è la cosa migliore per togliere il freddo dalle ossa, i caloriferi non fanno lo stesso effetto». In aiuto degli addetti negli ultimi anni è fortunatamente arrivata la tecnologia e Scaioli spiega: «Ventanni fa temperature come queste ci avrebbero impedito di lavorare per ore allesterno, oggi abbiamo abbigliamento da alta montagna, tessuti tecnici che con poco peso ti garantiscono una copertura termica veramente eccezionale. Poi abbiamo le cabine vicino allimpianto che sono riscaldate. Insomma, anche il nostro lavoro si è adeguato ai tempi ed è più sopportabile».
UN LAVORO estremo, che però gli skilifisti amano e Scaioli dice: «Qui ci sono ragazzi che avrebbero potuto scegliere di lavorare in qualche ufficio al caldo, ma hanno deciso di voler stare a contatto con la nostra montagna. Per capire cosa significa basta pensare a quando si è sulla seggiovia e si muore di freddo. Ecco noi facciamo quello per otto ore».