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«Occhio ai tetti, ora il pericolo viene da lì»Dalle Alpi i professionisti della neve killer

Marco Bilancioni
FORLÌ
LI HANNO chiamati da lassù: «Per noi, una nevicata così è praticamente una festa». E già questo, insieme al loro accento delle Alpi, ti rassicura: sono venuti a Forlì, Cesena e in Valmarecchia dal Trentino, un esercito di 53 volontari, più due tecnici della Provincia di Trento e ...
Marco Bilancioni
FORLÌ
LI HANNO chiamati da lassù: «Per noi, una nevicata così è praticamente una festa». E già questo, insieme al loro accento delle Alpi, ti rassicura: sono venuti a Forlì, Cesena e in Valmarecchia dal Trentino, un esercito di 53 volontari, più due tecnici della Provincia di Trento e tre vigili del fuoco. Sono gli esperti richiamati dall’emergenza, nella Romagna sommersa dalla neve. Coltre bianca che pesa: crollano capannoni, serre, stadi, tetti. Loro sanno come fare, sono stati chiamati a intervenire sugli edifici di proprietà dei comuni.
Claudio Cavaliere, 34 anni, funzionario del comando dei vigili del fuoco di Trento, lei coordina i volontari insieme ai colleghi Franco Campi e Carlo Paterno. Qual è la priorità ora?
«I tetti. Nei prossimi giorni, specie se nevicherà ancora come dicono le previsioni, bisognerà guardare più in su che in giù. È da lassù che vengono i pericoli».
La situazione è drammatica?
«Qui le case non si costruiscono come da noi. Abbiamo ispezionato un palasport. Tetto piatto, struttura metallica. Da noi si usa il legno: nelle stesse condizioni scricchiolerebbe, si piegherebbe. Te ne accorgi prima. Qui invece, ha ceduto all’improvviso».
E adesso?
«Salire lassù è pericoloso davvero».
Ma c’è la neve da eliminare. Come fate?
«In un modo talmente semplice che non ci crederà».
Quale?
«Riscaldamento al massimo. Pian piano si scioglie e inizia a defluire nelle grondaie».
Ma perché chiamare voi dal Trentino?
«Perché, più dell’attrezzatura, serve occhio ed esperienza».
Qual è un’emergenza per voi?
«Sa, tre anni fa da noi ha fatto dieci metri di neve in un inverno: in pratica ogni settimana ne veniva giù mezzo metro. Ma vi capisco, qui non siete abituati: piuttosto, ho visto prima uno che girava in bici...».
Non si potrebbe, c’è l’ordinanza.
«Ah, ecco. Invece non ho visto molti spalare il proprio marciapiede. Da noi è obbligatorio. È anche vero che poi spesso fa prima la Provincia di te...».
Come siete attrezzati? Come ci arrivate sui tetti?
«Abbiamo cinque piattaforme col braccio estendibile, fino a 22 metri. E poi, se servono, imbraghi e corde da alpinismo. Come se fossimo sulle Dolomiti. E non solo».
Che altro?
«Abbiamo portato anche ciaspole, sci, tre motoslitte, un gatto delle nevi».
È urgente intervenire?
«Sì. Perché la neve si scioglie alla base: a quel punto ce n’è mezzo metro che non ha più sostegno e crolla all’improvviso. È come una valanga: occhio ai tetti, i prossimi giorni».

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