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Voci dall’inferno bianco«Aiuto, qui siamo in trincea»
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Pier Luigi Martelli NOVAFELTRIA (Rimini) SHINING, ma non landata, il ritorno. Almeno nessuno impugna laccetta, al massimo badili lungo quella che dovrebbe essere la provinciale che da Rimini sale a Novafeltria, il buco bianco di questa fetta dItalia ibernata che da ieri combatte di nuovo contro una neve tibetana, aliena, ...
Pier Luigi Martelli NOVAFELTRIA (Rimini) SHINING, ma non landata, il ritorno. Almeno nessuno impugna laccetta, al massimo badili lungo quella che dovrebbe essere la provinciale che da Rimini sale a Novafeltria, il buco bianco di questa fetta dItalia ibernata che da ieri combatte di nuovo contro una neve tibetana, aliena, inquietante. Sulla lastra ghiacciata si riverberano i lampeggianti dei mezzi di soccorso, degli spalaneve, delle turbine in marcia verso lepicentro. Sembra un esercito mandato verso la gola dove si è ridestato Godzilla. Non sai cosa aspettarti alla fine di questo viaggio in bianco e nero e neppure in 3D: il nulla della neve, il nero degli alberi, le case sono praticamente verniciate di cristalli perciò invisibili. Mancano i confini, e la profondità. Per capire dove sei finito devi spazzolare a mano un cartello stradale. Nulla è come lo ricordi, un altro mondo. Il centro dellemergenza è a due passi dal centro di Novafeltria, la sede della Comunità montana. Un via vai di divise, scarponi, radio ricetrasmittenti. Nessuno si agita anche se, nel giro di 12 ore, un altro mezzo metro si è sommato ai due metri di neve caduti la settimana scorsa. Lorenzo Marani, il sindaco di questo paese, è però teso come una corda di violino: «Dicono che va male quando piove sul bagnato. Qui nevica sulla neve, natura soverchiante». Il suo borgo è in trincea, anzi è una trincea. Per tenere aperto lo stradello che porta alla scuola Einaudi, dove laltra notte hanno trovato un pasto e un tetto 13 dei 189 sfollati ( gli altri sono stati sistemati negli alberghi, da familiari o in ospedale) ci vuole un escavatore. Lauto della protezione civile che solca la tempesta passa a fatica. E ancor più a fatica ripassa dopo neanche dieci minuti come se gli spalaneve non fossero mai passati. Tempo da lupi, quando si è sparsa la voce di un abitante di Maiano assalito da un branco. Poi erano solo due randagi inselvatichiti... tempo da cani.
CI AVVENTURIAMO lungo la Marecchiese che porta a Pennabilli. È ridotta a poco più di una corsia. Dal paese giungono ritratti che entreranno nelle leggende dei prossimi anziani. «Questa mattina, non si vedevano le porte del campo di calcio, poi ne ha fatta altro mezzo metro». E oggi saremo probabilmente a quota tre metri. Anna, 80 anni, fiera dietro al banco del pane del suo forno di Ponte Messa, a metà fra Novafeltria e Pennabilli, ricorda qualcosa di simile nel 51. Forse. «La gente racconta si aiuta: mandano uno col trattore a prendere il pane per tutti». Gianfranco Balducci, il carrozziere, annuncia che il suo capannone è in ginocchio. «Ma questa mattina ho tirato fuori dalla neve la macchina del dottore». Il ritorno al centro operativo è a passo duomo. La strada è stata spianata dalla tormenta, non si capisce dove inizia e dove finisce. Lassessore provinciale alla Protezione civile, Mario Galasso, stempera il gelo: «Dite alle persone di stare tranquilli, con larrivo della notte abbiamo avvertito il panico. Se cè unemergenza possiamo intervenire. Ma non ce la facciamo a liberare tutte le strade. È appena tornata indietro una turbina da Sapigno. Si è arresa anche lei ».
LA MARECCHIESE è praticabile a stento, molte provinciali minori sono state chiuse. E allora i soccorsi viaggiano via Internet, al telefono. Rassicurare, confortare, consigliare. I tetti sembrano reggere anche se ogni metro di spessore pesa per 180 chili sulle tegole: i vigili del fuoco specializzati di Trento ne hanno controllati decine per scongiurare un terremoto a rovescio. Se tengono i tetti, terrà anche questa gente.