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La gelata presenta il conto«Oltre un miliardo di spese»

ROMA
SCUOLE e uffici pubblici chiusi, strade bloccate che ostacolano i trasporti, consegne in ritardo, attività commerciali aperte a singhiozzo. Il conto dell’emergenza neve sull’economia italiana sarà salatissimo. A cascata, infatti, si sta riverberando su tutti i settori del pubblico e del privato. E, secondo una prima stima, dovrebbe generare, ...
ROMA
SCUOLE e uffici pubblici chiusi, strade bloccate che ostacolano i trasporti, consegne in ritardo, attività commerciali aperte a singhiozzo. Il conto dell’emergenza neve sull’economia italiana sarà salatissimo. A cascata, infatti, si sta riverberando su tutti i settori del pubblico e del privato. E, secondo una prima stima, dovrebbe generare, tra danni diretti e mancata attività, un costo medio di circa 100 milioni di euro al giorno da quando è partita. Un conteggio che porta a sfondare la straordinaria cifra di un miliardo di euro, visto che ormai ci si avvicina al limite dei dieci giorni di gelo.

AGRICOLTURA. Il settore che più contribuisce a questa cifra enorme è l’agricoltura. La Confederazione italiana agricoltori (Cia), infatti, stima danni per circa 500 miliardi nel suo comparto per tutta la filiera. La parte peggiore arriva dai danni alle coltivazioni e alle merci deperibili andate perdute, che valgono almeno metà della cifra. Poi c’è la contrazione del mercato: le merci non possono andare in strada e questo causa una flessione dei ricavi. Ma le cose, se il freddo dovesse continuare, potrebbero addirittura peggiorare. «Il danno vero — spiega Andrea Salvadori, presidente di Cia Lazio — potrebbe farlo il gelo. Se le temperature rigide continuano, saranno messe a rischio alcune coltivazioni, come gli olivi e, a seguire, i frutteti e i vigneti».
Altri settori. Per gli altri settori industriali il danno è legato soprattutto a quattro variabili: assenze e ritardi dei dipendenti, danni alle strutture, problemi di trasporto delle merci e difficoltà di approvvigionamento di gas. Solo il nord, stando alle stime della Camera di Commercio di Monza e Brianza, ha perso circa 550 miliardi, nei quali però vanno conteggiati anche i danni all’agricoltura. Considerando quanto accaduto nel resto della Penisola si sale ad almeno 7-800 miliardi di euro. Senza contare i disagi causati dai ritardi della macchina pubblica, che ha funzionato a corrente alternata per tutta la settimana. E in alcune città, come a Roma, si è praticamente fermata.
Consumatori. Per i cittadini i costi totali sono molto più difficili da misurare. Oltre all’impennata di alcuni alimenti, cresciuti anche del 40%, la stangata arriverà dal gas, che dovrebbe costare circa 135 euro all’anno in più a famiglia, secondo le stime di Federconsumatori, e più o meno un punto di Pil, secondo le valutazioni di Confindustria. Nel 2006 l’emergenza del gas ucraino, ad esempio, portò agli italiani un salasso da 400 milioni.
Conti pubblici. La macchina pubblica, infine, sta sopportando un’altra fetta consistente del disastro. In questo caso non esistono nemmeno stime. Eppure, lo scaricabarile che c’è stato negli ultimi giorni parla da solo. I Comuni hanno fatto sapere di non essere in grado di fronteggiare l’emergenza da soli; lo stesso hanno fatto le Regioni. In loro aiuto è venuto il Governo che si è detto disponibile a sobbarcarsi una parte importante dei costi per uomini, mezzi e materiali destinati all’emergenza. Che, anche in questo caso, si misureranno in centinaia di milioni di euro.

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