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Monti convince Wall Street «Un nostro crac? Fiction»

NEW YORK
SONO più di un centinaio coperti perché fa freddo ma arrivano puntuali. L’incontro è a porte chiuse per rispettare la privacy, ma si vedono Soros e i boss delle grandi banche Usa. Sono arrivati i più noti investitori dei fondi Usa. Mario Monti deve piazzare oltre 430 ...
NEW YORK
SONO più di un centinaio coperti perché fa freddo ma arrivano puntuali. L’incontro è a porte chiuse per rispettare la privacy, ma si vedono Soros e i boss delle grandi banche Usa. Sono arrivati i più noti investitori dei fondi Usa. Mario Monti deve piazzare oltre 430 miliardi di titoli di Stato in scadenza ad aprile e di nuova emissione e deve dire loro che «comprare il rischio italiano adesso è un buon affare». Quando esce dai locali della Borsa il premier ha l’aria soddisfatta: «Penso di aver convinto Wall Street. C’è molto interesse per il mercato italiano una volta che l’economia si sarà consolidata ma già oggi qualcuno deve avere investito a giudicare dall’andamento del mercato». A chi gli chiede se i suoi interlocutori si sono dichiarati pronti ad aprire il portafoglio in massa aggiunge: «Spero di si ma di solito non lo dicono seduta stante».

IN POCO meno di 48 ore la grande vetrina internazionale sembra riconquistata. L’accoglienza di Monti nella City la settimana scorsa ha fatto da prologo al successo americano e il premier accompagnato dal ministro degli esteri Terzi e dal vice ministro dell’economia Grilli che non si è mai mosso da Manhattan per 2 giorni per rimanere a contatto coi banchieri, assaporano una promozione a voti pieni in quello stesso mercato che solo qualche mese fa scommetteva pesantemente e spudoratamente quasi in abbinata con le agenzie di rating sul default italiano. Lo slogan di Monti anche a New York è stato tutto incentrato sulla «solidità italiana» e quell’uomo alto elegante e all’apparenza freddo, ma con la battuta anche autoironica sempre pronta sulla lingua, tanto in italiano come in inglese, è sembrato il «professore» giusto per la grande università della finanza americana. «L’ipotesi di un default italiano e l’uscita dell’Italia dall’euro fanno parte della fiction» ha spiegato in un’intervista alla Cnbc, al termine della visita a Wall Street. Proseguendo: «Non credo ci sarà un default
della Grecia e anche in questo caso non credo lascerebbe l’euro. Oggi la differenza tra Italia e Grecia dal punto di vista dei mercati è marcata ancora più di quanto non lo fosse a settembre o ottobre scorsi. Quindi non ci sarà alcun
collegamento automatico tra Italia e Grecia».
MONTI non si scompone nemmeno davanti alla sferzata di Standard e Poor’s che si è abbattuta ieri sulle banche italiane: «Si tratta di una decisione attesa» commenta a caldo. Per tornare sul tema con la Cnbc: «Le banche italiane sono state colpite dalla crisi finanziaria meno delle banche di altri Paesi, e molte di loro recentemente sono state ricapitalizzate».
In serata — la notte in Italia — l’incontro al palazzo di Vetro del segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon. In agenda le grandi questioni calde di Iran, Siria, Afganistan, Corno d’Africa e Libano.
Giampaolo Pioli

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