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Grecia, assedio al ParlamentoVenizelos: «Sacrifici o baratro»
ATENE PIAZZA SYNTAGMA, Atene. Fuori dal Parlamento il fuoco delle molotov, edifici in fiamme. Dentro il palazzo, le parole dei deputati chiamati a varare il pacchetto di austerity lacrime e sangue preteso dallUnione Europea e dal Fondo monetario internazionale per dare il via libera al secondo piano di salvataggio da ...
ATENE PIAZZA SYNTAGMA, Atene. Fuori dal Parlamento il fuoco delle molotov, edifici in fiamme. Dentro il palazzo, le parole dei deputati chiamati a varare il pacchetto di austerity lacrime e sangue preteso dallUnione Europea e dal Fondo monetario internazionale per dare il via libera al secondo piano di salvataggio da 130 miliardi di euro. Solo a mezzanotte, dopo un dibattito interminabile, è arrivata la sofferta approvazione del pacchetto lacrime e sangue, sia pure con molte e laceranti defezioni, come previsto: 199 sì e 74 no. Il governo di Lucas Papademos poteva infatti contare su unampia maggioranza dunità nazionale, composta dai conservatori di Nuova Democrazia (83 deputati) e dai socialisti del Pasok (153 seggi). Ma 40 deputati hanno votato contro le indicazioni di partito e sono stati espulsi: 21 deputati conservatori e 20 socialisti.
«OGGI ha detto in aula il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos noi dobbiamo capire e persuadere i cittadini greci che quando si viene chiamati a scegliere tra il male e il peggio, si deve scegliere il male per evitare il peggio». Per il ministro «prima dellapertura dei mercati il parlamento greco» doveva «mandare il messaggio che la nostra nazione può e vuole sostenere laccordo». E «la scelta non è tra fare sacrifici e non farli, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile». Un appello bipartisan ai deputati è stato fatto dai leader dei due maggiori partiti, il socialista Papandreou (Pasok) e il conservatore Antonio Samaras (Nuova Democrazia). Quasi nulla è trapelato del dibattito, tranne la ferma condanna degli scontri di piazza da parte del premier Papademos. Tra le misure che hanno provocato sdegno e rabbia tra i greci ci sono una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation, una diminuzione del 22% del salario minimo garantito e un taglio delle pensioni. Drastica economia di spesa anche in settori come la difesa, gli ospedali e le autonomie locali, con 15mila dipendenti pubblici in meno, oltre alla vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas e acqua.
IN CAMBIO, il progetto di accordo tra la Grecia e la troika (Ue, Bce e Fmi) prevede il via libera al nuovo piano di salvataggio da 130 miliardi di euro, con la possibilità di usufruire di 35 miliardi di prestiti dal fondo temporaneo salva-Stati Efsf, che andranno ad aggiungersi ai 4,5 miliardi dei ricavi dalle privatizzazioni e ai risparmi. Fra i tagli anche una sforbiciata di 1,1 miliardi di spesa pubblica farmaceutica. E mercoledì è in programma a Bruxelles il cruciale Eurogruppo chiamato a dare il via libera allo stanziamento dei fondi.