HOMEPAGE
>
Primo piano
> Visco lancia l’allarme recessione«Banche, non asfissiate le imprese».
Visco lancia l’allarme recessione«Banche, non asfissiate le imprese»
dallinviato
Massimo Degli Esposti PARMA LALLARME rosso è per la stretta creditizia. Con un anno di recessione davanti (Bankitalia stima un Pil a -1,5% nel 2012), infatti, il taglio dei finanziamenti alle imprese potrebbe precipitare leconomia italiana nuovamente nel baratro. Vanificando i successi messi in cascina sul fronte del riequilibrio ...
Massimo Degli Esposti PARMA LALLARME rosso è per la stretta creditizia. Con un anno di recessione davanti (Bankitalia stima un Pil a -1,5% nel 2012), infatti, il taglio dei finanziamenti alle imprese potrebbe precipitare leconomia italiana nuovamente nel baratro. Vanificando i successi messi in cascina sul fronte del riequilibrio dei conti pubblici e già, ma solo parzialmente, recepiti dai mercati. Partendo da qui, il neo governatore della Banca dItalia Ignazio Visco, nel suo primo intervento pubblico a Parma di fronte agli operatori finanziari di Assiom Forex, richiama le banche al proprio dovere e puntigliosamente analizza i motivi per i quali ci sono ora le condizioni per riaprire i rubinetti del credito, dopo un crollo di 20 miliardi in dicembre, poi proseguito in gennaio, anche a seguito di una flessione della raccolta del 2,8%. «Labbondante liquidità messa a disposizione dallEurosistema _ dice infatti il Governatore per quanto da sola non risolutiva, è comunque in questa fase cruciale. Ha evitato il rischio incombente di una acuta crisi di funding e consente di mantenere elevato il finanziamento delleconomia». Secondo i dati Bankitalia la prima operazione di finanziamento a tre anni della Bce ha accresciuto la liquidità netta di 200 miliardi, 60 dei quali finiti in Italia. La prossima, il 29 febbraio, potrà iniettare nel sistema altri 150 miliardi, se, come auspica Visco, le nostre banche aderiranno senza falsi pudori, apportando a garanzia collaterali ampliati di circa 70-80 miliardi. Dunque per Visco ora le risorse ci sono. Anche i vincoli più stringenti imposti da Basilea3 e dallEba non richiedono «la riduzione degli attivi, ma un rafforzamento del capitale». Un rafforzamento patrimoniale che «è alla portata» delle banche italiane molto è stato già fatto, riconosce Visco, se adotteranno anche comportamenti «adeguati», in tema di distribuzione di dividendi, bonus per i dirigenti, rimozione dei nodi strutturali che ne condizionano lefficienza e la redditività». Insomma, anche per le banche cè un «compito da fare» e una missione da compiere: evitare che «leconomia entri in asfissia creditizia».
POI CÈla politica, le istituzioni. Per uscire dalla crisi, dice Visco, bisogna disinnescare la bomba Grecia e risolvere i problemi di governance europea, cioè dissipare i timori dei mercati che «attribuiscono eccessive probabilità» allinsolvenza di Paesi dellEurozona. Gli operatori, dice, «ricorrono a comportamenti imitativi che alimentano il contagio finanziario», in questo non certo illuminati dalle agenzie di rating che il proprio compito di analisi dei rischi. Lobiettivo, per lItalia, è ridurre il costo dellindebitamento, cioè lo spread Btp-Bund. Visco calcola che con un livello «comunque elevato» di 300 punti base, lavanzo primario del 5% ottenuto con le tre manovre del 2011 e un modesto tasso di crescita attorno all1%, dal 2013 si potrà ottenere il pareggio di bilancio e «una riduzione del rapporto debito-pil maggiore di quella richiesta dalle nuove regole europee del bilancio». «Impensabili», infatti, sono i progressi fatti dallItalia in termini di risanamento; ma ora, dice il Governatore, bisogna operare sul fronte dei tagli strutturali alla spesa, della lotta allevasione fiscale, della semplificazione. E contemporaneamente rimuovere i vincoli «che tengono imbrigliate le energie del Paese, comprimono la competitività delle imprese, mortificano le attese dei giovani». Insomma, bisogna metter mano alla crescita, incidendo «positivamente sulle aspettative» per stimolare domanda e investimenti. Cita liberalizzazioni, riforma fiscale, lotta alla criminalità e alla corruzione, riforma del mercato del lavoro. Bisogna riprendere la strada dello sviluppo, interrotta nel 2007 quando il Pil era superiore di 5 punti, il reddito disponibile pro capite di 7, la produzione industriale di un quinto. Intanto, sottolinea il direttore generale per il debito pubblico del Tesoro Maria Cannata, «è tornata la fiducia degli investitori sui titoli di Stato italiani».