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«Sui licenziamenti mediare si puòMa Veltroni esagera, segua la linea»

Olivia Posani
ROMA
L’IPOTESI che governo e parti sociali non trovino un accordo sulla riforma del mercato del lavoro non vuole prenderla in considerazione: «Lavoriamo per lo scenario A, altrimenti il rischio è che la riforma non passi in Parlamento», dice Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd.
Lei punta ...
Olivia Posani
ROMA
L’IPOTESI
che governo e parti sociali non trovino un accordo sulla riforma del mercato del lavoro non vuole prenderla in considerazione: «Lavoriamo per lo scenario A, altrimenti il rischio è che la riforma non passi in Parlamento», dice Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd.
Lei punta sull’accordo, però tutti litigano sull’articolo 18, che ancora non è sul tavolo.
«Per il bene del Paese il Pd si pone come obiettivo politico l’accordo su tutti i capitoli in agenda. Al tavolo sono seduti soggetti responsabili. I sindacati hanno dimostrato grande responsabilità di fronte alla riforma iniqua delle pensioni. E anche Monti pensa al Paese».
Pochi giorni fa lei ha avanzato una proposta di mediazione simile a quella individuata da Bonanni, che vuole sfilare dall’articolo 18 i licenziamenti per motivi economici. Peccato che la ricetta Cisl non piaccia a Camusso...
«Il Pd sostiene che l’articolo 18 non è un problema per la crescita e la precarità. Tuttavia si può intervenire per dare un tempo certo ai processi. E si può valutare l’ipotesi di estendere la procedura per i licenziamenti collettivi a quelli individuali per motivi economici, lasciando aperta la possibilità per il lavoratore di adire le vie giudiziali della normativa vigente».
Ovvero, articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
«Esatto. Comunque noi vogliamo l’accordo, non l’accordo sulla nostra posizione. Senza l’intesa tra governo e parti sociali il passaggio parlamentare del provvedimento sarebbe molto molto complicato. Pd e Pdl sono su posizioni opposte, la riforma potrebbe non arrivare in porto».
Ma anche nel Pd Bersani parla di manutenzione, Veltroni sostiene che l’articolo 18 non è un tabù, la Bindi che non va toccato...
«Veltroni dovrebbe responsabilmente prendere atto che la sua posizione è nettamente minoritaria. Sarebbe utile che, prima di enunciare proposte, ricordasse qual è quella ufficiale e largamente prevalente del partito. Comunque l’agenda di cui stiamo discutendo è surreale rispetto alla situazione. Abbiamo un milione di disoccupati in più dall’inizio della crisi e continuiamo a perdere decine di migliaia di posti di lavoro al mese. Dovremmo concentrarci sulle misure per lo sviluppo».
E’ possibile che sull’articolo 18 la Cgil lasci il tavolo?
«Dipende dal quadro complessivo, da come va la discussione sui precari, sulle Cigs...».
Fornero la vuole sostituire con il sussidio di disoccupazione..
«La Cigs ha avuto utilizzi impropri, ma non può essere sostituita. Deve garantire un reddito durante la fase di ristrutturazione dell’azienda. Il sussidio di disoccupazione va benissimo, ma interrompe il rapporto di lavoro».
Se Camusso non firma l’accordo, il Pd che fa? Si schiera con la Cgil o vota per Monti?

«Ripeto, noi lavoriamo per l’accordo. Acuire la conflittualità è sbagliato. La linea di politica economica dell’Ue, quindi della Germania, vuole affrontare i problemi con una regressione delle condizioni del lavoro. Oggi ci dicono che il problema è l’articolo 18 e magari fra 6 mesi bisogna ridurre la compensazione monetaria o abolire il contratto nazionale o tagliare il salario minimo, come hanno fatto Spagna, Portogallo e Grecia, che l’articolo 18 non ce l’hanno».
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