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Trovato il corpo della piccola DayanaAltri sette indagati per il naufragio

Cristina Rufini
GROSSETO
E’ SALITO a nove il numero degli indagati per il naufragio della Costa Concordia, davanti all’Isola del Giglio. Mentre sono stati individuati altri otto cadaveri sul ponte 4 della nave, dove nei giorni scorsi era stato allestito un ponteggio speciale. Sono stati recuperati quattro corpi e tra questi ...
Cristina Rufini
GROSSETO
E’ SALITO a nove il numero degli indagati per il naufragio della Costa Concordia, davanti all’Isola del Giglio. Mentre sono stati individuati altri otto cadaveri sul ponte 4 della nave, dove nei giorni scorsi era stato allestito un ponteggio speciale. Sono stati recuperati quattro corpi e tra questi anche quello di Dayana Arlotti, la bambina riminese di cinque anni. I magistrati, dopo tre giorni di studio dei faldoni della maxinchiesta, hanno tirato le somme e ampliato la rosa degli indagati. E così ieri sono stati consegnati sette nuovi avvisi di garanzia. A tre manager di Costa Crociere, componenti dell’unità di crisi: Roberto Ferrarini, che ne è il capo, Manfred Ursprunger vicepresidente esecutivo della Compagnia e responsabile fleet operation, e Paolo Parodi, fleet superintendent della Concordia. Indagati anche quattro degli ufficiali che si trovavano in plancia nei drammatici momenti dopo la collisione, il 13 gennaio scorso: Salvatore Ursino, Andrea Bongiovanni, Silvia Coronica e il comandante in seconda Roberto Bosio; quest’ultimo, peraltro, sentito a sommarie informazioni il giorno dopo il naufragio, aveva dichiarato di non essere in servizio e di trovarsi in cabina al momento della collisione.

PER TUTTI le accuse sono di concorso in omicidio colposo plurimo e naufragio. Oltre a un serie di reati minori, per i manager di Costa, tra i quali l’omessa comunicazione dell’incidente alle autorità marittime. In particolare Coronica e Ursino sono stati indagati perché si trovavano in plancia al momento della collisione, alle 21.42. Bongiovanni, invece, è l’ufficiale che poco dopo le 22, alla Capitaneria risponderà «c’è stato soltanto un blackout a bordo». Ai tre top manager è stata contestata la cattiva gestione da terra dell’emergenza. «L’accertamento della verità — è stato il commento dei vertici della Compagnia genovese — è indispensabile affinché sia fatta giustizia per le vittime, ma anche nei confronti del nostro equipaggio e dell’azienda stessa. Abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura, alla quale abbiamo offerto fin da subito la massima collaborazione. Esprimiamo piena solidarietà e fiducia ai nostri collaboratori, della cui professionalità e correttezza etica abbiamo l’assoluta certezza». La svolta nelle indagini è arrivata a 10 giorni dall’incidente probatorio fissato per analizzare la scatola nera recuperata dal relitto. Unico accusato di abbandono della nave resta comunque il comandante Francesco Schettino. Chiude il quadro degli indagati Ciro Ambrosio, l’ufficiale che era al comando della Concordia fino a cinque miglia dal Giglio, quando Schettino gli ordinò di lasciargli il timone.
I sommozzatori ieri hanno individuato otto cadaveri, recuperandone quattro. C’è anche quello di un uomo che potrebbe essere il padre di Dayana, Williams Arlotti. Altri quattro dispersi sono stati avvistati, ma le operazioni di recupero si sono dovute interrompere a causa del mare grosso. Riprenderanno oggi. Gli otto corpi sono stati trovati sul ponte numero 4. A venti metri dalla salvezza. Tre ancora quelli dispersi.
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