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«La Lega non è affatto morta
Nessun tracollo se volta pagina»

Olivia Posani
ROMA
MASSIMO Cacciari, filosofo con il pallino della politica, ex sindaco di Venezia, conosce bene gli umori dell’elettorato leghista e pronostica: «Se fanno rapidamente un cambio di leadership non ci sarà alcun tracollo della Lega».
Eppure lo scandalo, i fondi neri, le dimissioni di Bossi sembrerebbero preludere a un ...
Olivia Posani
ROMA
MASSIMO
Cacciari, filosofo con il pallino della politica, ex sindaco di Venezia, conosce bene gli umori dell’elettorato leghista e pronostica: «Se fanno rapidamente un cambio di leadership non ci sarà alcun tracollo della Lega».
Eppure lo scandalo, i fondi neri, le dimissioni di Bossi sembrerebbero preludere a un rimescolamento degli equilibri politici...
«Quanto accaduto era largamente scontato. L’uscita di scena di Berlusconi comportava necessariamente anche quella di Bossi. I destini politici dei due sono assolutamente inseparabili, lo sono stati per un ventennio. Le modalità potevano essere incerte, ma l’esito scontatissimo».
Sta dicendo che quanto sta emergendo non condiziona più di tanto le vicende interne ed esterna al Carroccio?
«Quello di Bossi è un fallimento politico, come quello di Berlusconi. Poi uno ha le escort, l’altro il Trota, la moglie. Non cambia niente. Sono due persone che avevano determinati obiettivi e hanno fallito. Nulla di ciò che avevano promesso di realizzare è stato minimamente perseguito. Poi, che i fallimenti politici vengano sanzionati da atti giudiziari è una tragedia tutta italiana, che deriva dal fatto che anche questa volta non c’è stata una opposizione che sia stata in grado di cacciare lei un governo che non funzionava».
Che cosa avrebbe dovuto fare, ad esempio, il Pd?
«Da quel dì avrebbe dovuto diventare un vero partito riformatore».
Ora come reagirà l’elettorato leghista?
«Credo che avesse da tempo previsto questo trauma. Non mi aspetto sconquassi dal punto di vista elettorale. Certo questa vicenda non gli fa bene, ma se riescono a dare l’immagine di voler cambiare realmente, se lanciano rapidamente e senza tante discussioni una figura come quella di Maroni, penso che il prezzo elettorale non sarà così rilevante».
Ma la Lega ha sempre voluto accreditare una sua diversità. Tra i suoi slogan c’è ‘Roma ladrona’...
«Queste sono balle a cui credono solo i militanti. Occorre sempre distinguere la militanza dall’elettorato. Lo zoccolo duro della militanza leghista è pressoché identico a quella che era la base del Pci 40 anni fa: ha bisogno di un leader carismatico. Cosa completamente diversa è l’elettorato. Quello che portò nel ’75 il Pci al 35% era fatto di persone, come il sottoscritto, che pensavano che il Partito comunista fosse l’unico che potesse realizzare riforme di struttura. E così è stato per l’elettorato leghista, formato per tre quarti da persone che pensano che il Nord sia penalizzato dal sistema politico, che deve sobbarcarsi il peso dell’intero paese, che le tasse pazzesche vanno pagate per la Calabria, la Sicilia, Napoli. È gente che fa un calcolo di interessi. Questi, se c’è Maroni, continueranno a votare Lega. Se invece non c’è un segno di svolta allora sì che la Lega può tracollare. Ma penso che almeno un istinto animale di sopravvivenza lo abbiano».
Insomma, nessuna trasmigrazione elettorale, magari verso il Pdl.
«Nessun leghista voterebbe per il Pdl, manco scotennato. Sono stati costretti da Bossi a votare Berlusconi. Non c’è un leghista che io conosca che votasse la coalizione con Berlusconi senza vomitare. Semmai votano Grillo. Ma molto più probabile non vanno a votare. Però, ripeto, non si tratta di masse, sempre che ci sia un cambio di leadership. Altrimenti è un sciogliete le righe».

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