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Palermo, voto in salsa dipietrista
Orlando sfida l'ex idv Ferrandelli

Ballottaggio probabile, il Pdl si affida a Costa

Sono 11 i candidati alla poltrona di primo cittadino del capoluogo siciliano

I candidati sindaco alle amministrative di Palermo, da sinistra: Marianna Carona, Alessandro Aricò, Fabrizio Ferrandelli, Massimo Costa, Giuseppe Mauro e Leoluca Orlando (Ansa)
I candidati sindaco alle amministrative di Palermo, da sinistra: Marianna Carona, Alessandro Aricò, Fabrizio Ferrandelli, Massimo Costa, Giuseppe Mauro e Leoluca Orlando (Ansa)

Roma, 5 maggio 2012 - Nulla è come sembra, a Palermo. E nulla andrà come previsto. Di certo c’è solo che, con 11 candidati a sindaco, il ballotaggio sarà inevitabile; di possibile, la vittoria di un dipietrista, il sempreverde Leoluca Orlando, che potrebbe persino vedersela con un altro (ormai ex) dipietrista: Fabrizio Ferrandelli. Pirandello avrebbe apprezzato assai.
Ma poiché è dal ’45 che la Sicilia, luogo di naturale confronto tra poteri, è considerata a torto o a ragione il «laboratorio politico d’Italia», l’attenzione è alta e come al solito l’attesa andrà delusa.

Si misura da domani, a Palermo, l’efficacia del patto Casini-Alfano. I quali però sostengono un giovane candidato, Massimo Costa, che non hanno scelto loro. L’hanno invece scelto quelli di Fli. Ma non si aspettavano che Costa si sarebbe agganciato al Pdl, così hanno ripiegato su un altro uomo (Alessandro Aricò). Risultato: il Terzo polo s’è spaccato, il legalitario Fini si ritrova alleato a Lombardo (sul cui capo pendono accuse per mafia), e Costa ha davvero poche chance di farcela. Anche perché, dovesse arrivare al ballottaggio, gli ex udc Lombardo e Cuffaro (ciascuno dei quali ha, naturalmente, un suo partito e un suo candidato) faranno di tutto per azzopparlo. E così anche i grillini, i rappresentanti del movimento dei forconi e diverse altre amenità palermitane con ambizioni di governo cittadino. Condizione ideale per il centrosinistra, avvantaggiato anche dalla pessima prova della giunta uscente guidata dal berlusconiano Cammarata, uomo di Micciché (ora leader del Grande Sud). Ma non è così facile. Le primarie celebrate lo scorso 4 marzo si sono infatti rivelate un disastro: il candidato di Bersani, Rita Borsellino, ha perso; ha vinto invece Fabrizio Ferrandelli, capogruppo dell’Idv in Comune sostenuto dal Pd siciliano che conta, quello di Beppe Lumia.

Immediate le accuse di brogli e infiltrazioni mafiose. Accuse che Orlando, portavoce nazionale Idv, ha preso al volo e dopo aver «giurato in aramaico» che non sarebbe sceso in campo, s’è subito candidato. Ieri lo davano in testa. Dovesse vincere, sarebbe per lui la quinta volta (la prima fu nel 1985), ma sarebbe anche il segno del completo disfacimento dei partiti maggiori, essendo Orlando sostenuto solo da Idv e Sinistra. Considerando che Ferrandelli era il suo figlioccio politico — lo si capisce dal taglio dei capelli — abbiamo anche un risvolto da tragedia greca: padre e figlio che incrociano le lame. Un classico, in politica.
 

Andrea Cangini


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