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Contributo alle vittime del sisma che decidono di lasciare i centri d'accoglienza: da 300 a 600 euro
dall'inviato Lorenzo Bianchi
Sant'Agostino (Ferrara), 24 maggio 2012 - IN UNA SALETTAdella scuola elementare, il sindaco di Sant’Agostino Fabrizio Toselli dà voce alla volontà di risorgere dalle macerie del terremoto. «Ho incontrato alcuni imprenditori, questa mattina, vogliono riaprire subito», racconta al responsabile regionale della Protezione civile, Demetrio Egidi. L’alto funzionario si mostra soddisfatto di quello che ha visto e saputo fino a questo momento: «Su 2.500 controlli effettuati finora, i casi di inagibilità sono meno dell’uno per cento». Il ricorso ai prefabbricati per gli sfollati sembra per ora evitabile. «Salvo casi specifici», tiene a precisare. Quali? «Un agricoltore che abbia bisogno immediato di qualcosa che gli permetta di stare vicino alla stalla e ai suoi animali, per esempio». Egidi squaderna le cifre dell’emergenza: «Nelle province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia (l’ultima arrivata nella lista delle zone colpite, ndr) abbiamo censito 5.800 sfollati. I posti a nostra disposizione per sistemarli sono 6.700, fra tendopoli, stutture fisse di accoglienza e alberghi».
Ora la domanda è se tutti potranno rientrare a casa entro Natale. «Tutti no — spiega Egidi — ma la gran parte sicuramente prima. Non posso dare numeri precisi. Dobbiamo ancora fare fra 15 e 20 mila verifiche di stabilità». Molti piccoli centri storici restano sotto la minaccia di campanili feriti dal sisma. Toselli incalza: «Con quindici verificatori in cinque giorni qui avremmo finito tutto».
PER LA ‘AUTONOMA sistemazione’ i nuclei familiari la cui casa è stata dichiarata inabitabile avranno un contributo che andrà da 300 euro (anche se sono composti da una sola persona) fino a un massimo di 600, a seconda del numero dei figli. Per ogni membro disabile, invalido (per una percentuale che superi il 67%) o di età superiore ai 65 anni saranno riconosciuti 200 euro.
Come a suo tempo il Friuli, l’Emilia-Romagna ha deciso che la priorità assoluta è la rinascita del tessuto produttivo. Il direttore regionale della Protezione civile ricorda al sindaco di Sant’Agostino che «esiste anche l’agibilità parziale» e che nei casi più semplici può essere dichiarata anche da un tecnico dell’impresa, un geometra o un ingegnere. Gli ‘strutturisti’ della Regione entreranno in gioco solo nelle situazioni più complicate. «Naturalmente — ammette il numero uno della Protezione civile in Emilia-Romagna — c’è molta paura. Abbiamo registrato una scossa eccezionale pari a 5,9 gradi della scala Richter. Le case nel complesso hanno tenuto. Ma molti, soprattutto i giovani, sono sconvolti. Per loro è stata una prova impensabile».
Diversi capannoni industriali sono caduti. Probabilmente erano stati costruiti prima del 2003, quando la regione è stata classificata «zona sismica numero tre». Egidi osserva che «col senno di poi ora si può sostenere che sarebbe stato meglio spendere di più per la prevenzione. Ma è come allo stadio. Dopo il rigore, dalla tribuna fanno tutti gol».
COME SEMPRE, le emergenze hanno molte facce. Un affollamento particolare di stranieri negli orari dei pasti ha insospettito le forze dell’ordine che sorvegliano i centri di accoglienza dei senza tetto. A Crevalcore e a Sant’Agostino per evitare infiltrazioni abusive hanno controllato i documenti di chi si metteva in fila per la mensa. L’assestamento del sisma continua a non concedere tregue. Nelle ultime 4 ore Finale Emilia è stata tormentata da altre scosse di intensità compresa fra 2,2 e 3,1 gradi della scala Richter. Nella «Torre marchigiana» del castello estense è crollato un pezzo del tetto. Verso mezzanotte l’ultima scossa, percepita chiaramente fino a Bologna: 4,3 gradi della scala Richter, epicentro sempre a Finale Emilia.
dall'inviato Lorenzo Bianchi