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In barca dopo la strage. «L’ho

BRINDISI
IL SOLITO amico di vecchia data che dice le solite cose, come in ogni fatto di sangue: «Giovanni è una bravissima persona, un gran lavoratore, incapace di uccidere una mosca, se ha fatto quello che ha fato è perchè è andato fuori di testa per la truffa subita». L’uomo ...
BRINDISI
IL SOLITO amico di vecchia data che dice le solite cose, come in ogni fatto di sangue: «Giovanni è una bravissima persona, un gran lavoratore, incapace di uccidere una mosca, se ha fatto quello che ha fato è perchè è andato fuori di testa per la truffa subita». L’uomo «incapace di uccidere una mosca» ha raccontato al procuratore Motta a al sostituto Milto De Nozza di aver agito di giorno «perché altrimenti di notte non ci sarebbe stato nessuno». Non si accontentava delle mosche, voleva uccidere essere umani, studenti, ragazzi e ragazze, perché davanti a una scuola, alle 8 meno un quarto del mattino, non ci sono molte alternative.

LA «BRAVISSIMA persona» dopo la strage, ha continuato a curare la propria barca, un lussuoso yacht di 50 piedi ormeggiato a Porto Cesareo. Lo ha raccontato un tappezziere di Copertino che fa molti lavori sulle barche e un anno fa ha lavorato pure per Vantaggiato. L’artigiano ha anche detto che l’altra sera, quando per la prima volta ha visto le immagini del filmato che ritraggono l’attentatore che preme il telecomando e fa esplodere la bomba dinanzi alla scuola, ha subito pensato che potesse trattarsi di Vantaggiato.

SI È BEN guardato dall’informare la polizia, però. Anche il tappezziere descrive l’attentatore di Brindisi come un uomo schivo, riservato, ma non scontroso, «un solitario che lavorava sempre nella sua azienda e che il sabato e la domenica si dedicava alla sua barca. L’ho visto proprio martedì scorso, stava facendo i lavori di pulizia della carena che si fanno annualmente prima di rimettere la barca a mare e partire per le vacanze. Stava lavorando da solo ed era tranquillo, nessuno avrebbe potuto immaginare il peso che aveva sulla coscienza». Due figlie, una vita dedicata al lavoro, il ritorno a Copertino e coi soldi messi da parte ha avviato il commercio di carburante e gas.
Giuseppe Vitale conosce Vantaggiato «da 40 anni» ed è sconvolto. «Sono stato anche al suo matrimonio — dice — abbiamo lavorato insieme quattro anni a Monaco, in Germania. So che un anno fa aveva fatto domanda per andare in pensione poi da quella volta non l’ho più visto perché si era un po’ rinchiuso in se stesso». Quel torto subito, quell’ammanco di trecentomila euro, quel senso di ingiustizia maturato con la sentenza del tribunale brindisino il 19 aprile scorso, hanno fatto detonare il germe della follia nell’animo del 68enne «che ce l’aveva col mondo intero», ha spiegato il procuratore. E ce l’aveva a tal punto, ha raccontato ancora il magistrato, che Vantaggiato «erano alcuni mesi che stava lavorando al progetto dell’attentato».

CON un ruolo che, in qualche maniera, poteva essere riservato alla moglie? «Tutto è possibile», taglia corto e lapidario Motta, restituendoci il quadretto della classica, tranquilla famiglia per bene, che non si sa come spunta spesso nei fatti di sangue.
Lorenzo Sani

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