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Corruzione, sì della Camera
Ma il Pdl è sul piede di guerra

Antonella Coppari
ROMA
LA CAMERA
approva l’anticorruzione. Ma i berlusconiani sono sempre più inferociti, minacciano ritorsioni di ogni tipo, e l’aria si va arroventando. La prova? Monti perde un centinaio di voti rispetto alle tre fiducie dell’altro ieri. Finisce con 354 sì (Pd, Pdl e Udc), un minimo storico per l’esecutivo. ...
Antonella Coppari
ROMA
LA CAMERA approva l’anticorruzione. Ma i berlusconiani sono sempre più inferociti, minacciano ritorsioni di ogni tipo, e l’aria si va arroventando. La prova? Monti perde un centinaio di voti rispetto alle tre fiducie dell’altro ieri. Finisce con 354 sì (Pd, Pdl e Udc), un minimo storico per l’esecutivo. Si contano 25 no: quelli dei deputati di Idv, Grande Sud e anche di due pidiellini. E sono ben 102 gli astenuti: leghisti, radicali e 38 del Pdl (molti noti, da Mantovano a Crosetto).

IL NERVOSISMO degli uomini del Cavaliere, sempre assente quando c’è in ballo la giustizia, si traduce o in un voto in dissenso o nel boicotaggio dell’Aula: 61 non si presentano e 11 risultano in missione. Insomma: su 210 deputati Pdl, in 112 non votano il testo che aumenta le pene per i reati contro la pubblica amministrazione e dà al governo la delega di rendere incandidabili i condannati, «a partire dal 2013», secondo quanto previsto in un ordine del giorno del Pd votato all’unanimità. Tanti mal di pancia gettano un’ombra sulle sorti della riforma al Senato dove arriva in terza lettura, malgrado il sangue freddo ostentato dal ministro Severino: «Ogni legge è perfettibile, anche questa. Nessuno può rimproverare il governo di non essere aperto al dialogo». Intanto, Fini esterna il timore che il ddl finirà su un binario morto, mentre la Lega pronostica a Monti la fine di Prodi. Pensando alla sua base, il Carroccio mette il dito nella piaga: troppe polemiche continuano a sfilacciare la politica delle larghe intese... Raccontano che Alfano (presente per le fiducie) ieri avrebbe disertato l’aula «per non caricare il provvedimento di eccessivo significato politico». A far salire la tensione, provvede comunque Cicchitto. Accusa la Severino di aver aver messo «le manette» ai parlamentari con la blindatura del ddl impedendo «un dibattito libero»; minaccia rappresaglie sulla responsabilità civile dei magistrati («non voteremo un’eventuale fiducia se lei modifica la norma») e annuncia che al Senato l’anticorruzione «dovrà essere cambiata» perchè non solo è una norma salva-Penati e contro Berlusconi, ma ne contiene di sgradite come il ‘traffico di influenze illecite’ che, dicono nel Pdl, «rende reato fare politica». Annuisce Miccichè: «Io sarò matematicamente indagato, per questo voto contro».

TIMORI analoghi — giurano i berlusconiani — hanno democratici e centristi: «Sperano che noi risolviamo il problema». Intanto nel Pd — assente Bersani perchè impegnato nella conferenza sull’agricoltura — Franceschini si toglie lo sfizio di irridere deputati di Fli e della Lega che litigano. «E’ un piacere vederli». «Si accontenta di poco», replica Fini che richiama «al rispetto dei colleghi» Di Pietro, reo di aver definito la riforma «uno specchietto per le allodole, per buggerare i gonzi: in realtà è una legge pro-corruzione».
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