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Miliardi e scudo anti-spread
L’Europa rilancia la crescita

Achille Perego
MILANO
PATTO per la crescita, unione bancaria con ricapitalizzazione diretta degli istituti di credito e scudo anti-spread. Sono i tre punti cardine con i quali i leader dell’Eurozona (nella foto Prisma, Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo) hanno deciso di salvare l’euro. Ma in pratica cosa sono ...
Achille Perego
MILANO
PATTO per la crescita, unione bancaria con ricapitalizzazione diretta degli istituti di credito e scudo anti-spread. Sono i tre punti cardine con i quali i leader dell’Eurozona (nella foto Prisma, Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo) hanno deciso di salvare l’euro. Ma in pratica cosa sono e come funzionano gli strumenti decisi nellla maratona di negoziati terminata all’alba a Bruxelles? I dettagli tecnici saranno stabiliti dall’Eurogruppo del 9 luglio ma le linee d’azione sono già state delineate. Vediamole.
Patto per la crescita. Sono pari a oltre 120 miliardi le risorse supplementari per rianimare lo sviluppo dell’Europa e superare una recessione che minaccia di protrarsi anche nel 2013. Il Patto per la crescita e l’occupazione prevede un pacchetto di interventi. Innanzitutto entro fine anno il Consiglio della Bei dovrà deliberare un aumento di capitale di 10 miliardi. Questo consentirà un incremento pari a 60 miliardi della capacità di finanziamento che a sua volta dovrebbe mettere in moto investimenti supplementari per un totale di 180 miliardi. Sarà subito avviata la procedura per l’individuazione e il finanziamento di progetti pilota nel campo delle infrastrutture per i trasporti, l’energia e la banda larga attraverso l’offerta di obbligazioni (project bond) per un importo pari a 4,5 miliardi. Nell’ambito delle risorse finanziarie già messe a disposizione a vario titolo dal bilancio Ue, 55 miliardi supplementari saranno destinati a misure destinate a rilanciare la crescita.
Unione bancaria. Era una delle condizione messe sul tavolo all’interno del piano di aiuti affidati ai Fondi salva Stati. In pratica, entro l’anno la Banca centrale europea guidata da Mario Draghi assumerà il compito di vigilare sugli istituti di credito dell’eurozona, oggi sottoposti alla vigilanza delle singole banche centrali. Il compito di vigilanza è importante anche alla luce delle ‘condizioni strette’ previste da Draghi per concedere aiuti alle banche in difficoltà da parte dei Fondi salva Stati. Al vertice è stato deciso infatti che i Fondi salva Stati (il Fondo Efsf e il Fondo permanente Esm che debutterà a luglio con una dote di circa 500 miliardi di euro) potranno ricapitalizzare direttamente le banche. In particolare quelle più bisognose del salvataggio come le banche spagnole che hanno già richiesto aiuti fino a 62 miliardi di euro. La ricapitalizzazione delle banche è stata affidata ai Fondi salvi Stati, perché i trattati dell’Unione europea vietano che questa funzione venga svolta direttamente dalla Bce.

LO SCUDO anti-spread. Per far scendere la tensione sul differenziale tra i tassi d’interesse dei titoli di Stato italiani e spagnoli con quelli tedeschi che costringe il Tesoro a subire un costo molto più alto per finanziarsi sul mercato e imprese e famiglie a pagare di più prestiti e mutui, i Fondi salva Stati, se richiesto da Paesi ‘virtuosi’, potranno comprare Btp o bonos. Un’operazione che fino a quattro mesi fa era stata fatta dalla Bce. Il Paese che richiede l’intervento non viene commissariato dalla ‘troika’ economica formata da Fmi, Bce e Ue, e quindi non perde la sua sovranità, ma deve comunque mantenere i vincoli di bilancio concordati con la Commissione e la Banca centrale. Il limite dello scudo anti-spread è rappresentato dal tetto ai Fondi salva Stati. Per questo c’è chi vorrebbe che i Fondi funzionassero come una banca sempre alimentata dalla Bce.
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