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«Un’improvvisa nuvola di fango
E si sono persi nel labirinto»

PALINURO (Salerno)
SI METTE le mani in faccia Luigi, lo speleosub che ha partecipato con i sommozzatori dei vigili del fuoco all’opera di recupero dei quattro corpi.
«Non c’è stato nulla da fare, nulla da fare», ripete come una nenia quando accompagna il gommone sul molo con il secondo corpo ...
PALINURO (Salerno)
SI METTE le mani in faccia Luigi, lo speleosub che ha partecipato con i sommozzatori dei vigili del fuoco all’opera di recupero dei quattro corpi.
«Non c’è stato nulla da fare, nulla da fare», ripete come una nenia quando accompagna il gommone sul molo con il secondo corpo senza più vita. «Faccio questo lavoro da venti anni e non mi era mai capitato nulla del genere. È vero, quella grotta è misteriosa, ma non era mai stata tanto maledetta».
Come è stato possibile che un gruppo guidato da una guida esperta sia rimasto senza ossigeno?
«Penso che sia successo qualcosa di insolito».
Riesce a dare qualche spiegazione?
«La caduta di una parete della grotta, un distacco che ha fatto alzare fango e sedimenti rendendo l’anfratto buio. A quel punto è stato dura per loro ritrovare l’uscita».
È l’unica ipotesi della tragedia?
«Potrebbero aver pinneggiato troppo alzando fango e poi qualcosa è andato storto. Ma propendo per un’ipotesi più drastica, una caduta di massi che può aver colpito la guida o chi aveva le luci, scatenando il panico».
Si dice che fossero troppi per una grotta del genere.
«So che il capo cordata guidava un altro gruppo. Certo è che proprio per evitare inconvenienti che possono travolgere tutti, le perlustrazioni si fanno con unità che non superano mai la metà del gruppo. Bisognerebbe sapere poi quali accordi siano stati presi per l’immersione».
Si era sperato in qualche bolla d’aria?
«Alla Grotta del Sangue ci sono un paio di punti con bolle d’aria, ma si vede che non sono riusciti a raggiungerli. L’incidente sarà capitato verso l’uscita, che è un cunicolo stretto un paio di metri. La parte interna, invece, si allarga e c’è addirittura una piccola area asciutta. Ma si vede che non ce l’hanno fatta, che si sono persi nel labirinto dell’uscita che non è però difficile. Per questo parlo di qualcosa d’insolito».
Quanto bisogna essere esperti per andare in quella grotta?
«Non è una grotta complicata, sebbene a tratti è stretta. Bisognerebbe ora sapere quale era la tecnica e l’esperienza del gruppo che si è avventurato là sotto, oltre alla guida ovviamente. Voglio solo dire che una persona inesperta entra in acqua già con l’ansia. Se poi avviene una difficoltà oggettiva, nell’inesperto si attiva il panico che contagia anche gli altri. Si scatenano meccanismi illogici di fuga, azioni favorite anche dall’azoto che crea uno stato di alterazione percettiva. Ed è il dramma».
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