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I ministri dello Sviluppo de dell'Ambiente sono usciti dal vertice con la convinzione di riuscire a risolvere lo scontro con la magistraturae conciliare ambiente e produzione dall'inviato Alessandro Farruggia
dall’inviato Alessandro Farruggia
Taranto, 18 agosto 2012 - Sono venuti con il mandato di trovare una soluzione. Di scommettere sulla possibilità di conciliare produzione e ambiente dopo decenni di inquinamento. Corrado Passera e Corrado Clini dopo aver visto tutti tranne gli ambientalisti duri e puri che puntano alla chiusura dell’impianto, hanno concluso il loro blitz tarantino convinti di aver avviato una spirale positiva. La sola che può risolvere senza conflitti il braccio di ferro con la magistratura. Per dirla con il ministro dello Sviluppo economico «vogliamo provare a vedere se da una crisi non possa venire una opportunità di sviluppo sostenibile e di innovazione».
La volontà c’è, entro il 30 settembre arriverà anche la nuova autorizzazione Aia del ministero dell’Ambiente, che traccerà un calendario degli investimenti necessari per adeguare gli impianti alle regole europee che scatteranno dopo il 2016 e li renderà meno inquinanti e più performanti. Servirà una montagna di soldi, ma il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha l’ottimismo della volontà. «Ilva — dice — ha dichiarato la sua disponibilità a sedersi al tavolo, anche perché chi vorrà produrre acciaio in Europa nei prossimi anni dovrà adeguarsi alle nuove regole. E partire prima di altri può essere un vantaggio competitivo». «L’Ilva — dice il Governatore Nichi Vendola — non deve esorcizzare la magistratura, deve esorcizzare l’inquinamento».
Ma fuor di narrazione vendoliana, in realtà è solo perché la magistratura ha lanciato un affondo potenzialmente mortale che l’Ilva si è mossa. Ed è solo perchè si è convinto che mostrandosi disponibile potrà disinnescare le ordinanze della magistratura che hanno sequestrato l’area a caldo che il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante ha messo ieri sul tavolo altri 56 milioni di euro, che si aggiungeranno ai 90 già disponibili. «La decisone di Ilva di investire a 146 milioni — spiega Clini — in parte fa riferimento alle prescrizioni del 4 agosto 2011, in parte a richieste aggiuntive da noi formulate: monitoraggio in continuo e riduzione dell’inquinamento da lavorazioni a caldo». Ma questo è solo l’inizio di una spirale virtuosa. La chiave di tutto è la nuova autorizzazione integrata ambientale. «Il processo avviato — assicura Clini — non è destinato a mettere semplicemente il tappo a un camino ma a cambiare radicalmente la produzione». Un cambio di paradigma possibile, sottolinea Passera, «a condizione che si evitino scelte irreparabili come la chiusura degli impianti». «Quello che noi chiediamo sono solo regole chiare e prospettive. Questi sono i presupposti indispensabili per continuare a investire», sottolinea però Ferrante. In altre parole: se non si convincere la magistratura a cambiare idea e a rinunziare al blocco degli impianti, il processo virtuoso salterà.
«Nel vertice Ferrante ha dettato le condizioni al governo», protesta il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. Ma le prime reazioni dei sindacati sono cautamente positive. Resta la corsa contro il tempo per convincere la magistratura. Ieri il ministro Clini ha sentito telefonicamente il procuratore Sebastio «in spirito di collaborazione» e assicura di aver trovato con la magistratura «una convergenza nel merito». Questo significa che per adesso conflitti di attribuzione e decreti d’urgenza vengono rimessi nel cassetto.
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