Notizie locali Bologna / Modena / Pesaro / Rimini / Firenze / Arezzo / Livorno / Prato / Milano / Bergamo / Lodi / Monza Brianza Tutte le città

«Un piano industriale per ripartire»
Tajani suona la sveglia al Prof

ROMA
«SENZA politica industriale non c’è crescita. E visti anche i tanti tavoli di crisi aperti non v’è dubbio che all’Italia serva una politica industriale attiva e moderna». Suona la sveglia a Palazzo Chigi il vicepresidente della commissione europea, Antonio Tajani (foto Alive).
Nell’agenda del governo c’è ora la ...
ROMA
«SENZA politica industriale non c’è crescita. E visti anche i tanti tavoli di crisi aperti non v’è dubbio che all’Italia serva una politica industriale attiva e moderna». Suona la sveglia a Palazzo Chigi il vicepresidente della commissione europea, Antonio Tajani (foto Alive).
Nell’agenda del governo c’è ora la crescita. Che fa Bruxelles per indicare la strada?
«La chiave si chiama competitività. Abbiamo proposto di investire 80 miliardi in ricerca applicata e in innovazione industriale. Crediamo nella green economy. Abbiamo lanciato un piano d’azione per l’auto, per il settore delle costruzioni, ora lo faremo anche per l’acciaio. Ma gli stati membri devono aiutarci ad aiutarli. L’Italia deve fare un sforzo aggiuntivo puntando ad esempio su settori chiave come il turismo o la tecnologia spaziale, nella quale è già all’avanguardia».
L’Europa però non ha una banca centrale che possa agire da motore dell’economia sul modello della Fed. E questo, nonostante Draghi, è un problema.
«Il tema del costo del denaro e dell’accesso al credito è un tema chiave se vogliamo fare politica della crescita, che non si può attuare se non c’è una banca centrale che svolge un ruolo di questo tipo. Ma la buona notizia è che Draghi lo sta facendo, sia pur nell’ambito angusto delle regole che impongono alla Bce una ruolo soprattutto di garante della moneta. Le decisioni che sta prendendo vanno a sostegno dell’economia reale. Mettere le banche nelle condizioni di potersi salvare e quindi di erogare credito è una scelta a favore dello sviluppo».
La mancanza di credito strangola le aziende, ma anche uno Stato cattivo pagatore dei propri fornitori, come è l’Italia, non è da meno...
«E’ un altro punto chiave. E dico subito che non è accettabile che l’Italia non recepisca la direttiva sui pagamenti. Ho letto delle indiscrezioni che non sono in sintonia con quanto stabilito da Bruxelles, e se fossero confermate sarei costretto ad aprire una procedura di infrazione nei confronti di Roma».
Il ministero dello Sviluppo ha fatto troppo poco per recuperare il gap?
«Quanto fatto per recuperare il pregresso è positivo, ma la direttiva riguarda il futuro: entro fine marzo deve essere recepita senza eccezioni in tutta l’Unione».
Tutti chiedono interventi per far riprendere la domanda. La Camusso chiede di detassare le tredicesime, Rete Imprese dice che occorre andare oltre, tagliando il cuneo fiscale. Oltre che giusto, è anche possibile?
«Ritengo sia indispensabile agire sul fronte fiscale: gli strumenti si possono discutere, ma la pressione sul lavoro va complessivamente ridotta, liberando risorse che possono rientrare in gioco facendo riprendere i consumi».
Alessandro Farruggia
Condividi l'articolo
Segui le notizie su Facebook

Segui le notizie di Quotidiano.Net su Facebook


  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2013 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP