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Piangono ma gettano
soldi al vento
Ecco tutti gli sprechi
delle Regioni

Dalle gite in Africa alle mega sedi

La Liguria stanziò 33mila euro per realizzare un allevamento di animali da cortile in Ecuador. Pubblichiamo un capitolo di "Casta invisibile della regione", questo il titolo dell’ultimo libro del giornalista Pierfrancesco De Robertis, responsabile della redazione romana di QN

bandiera italiana
bandiera italiana

QUASI 180 miliardi di euro è la spesa complessiva delle regioni italiane (sanità inclusa) su un budget statale di 800. È il mare magnum che alimenta la «Casta invisibile della regioni», questo il titolo dell’ultimo libro del giornalista Pierfrancesco De Robertis, responsabile della redazione romana di QN, da oggi in libreria per Rubbettino e di cui qui a fianco pubblichiamo un capitolo.
La prima grande inchiesta svolta nel nostro paese sui costi, gli sprechi e i disservizi delle venti regioni italiane. Le società partecipate (alcune hanno campi da golf e stazioni termali), i viaggi merenda, le mega sedi all’estero, l’esorbitante numero dei dipendenti, i conti e i segreti delle giunte e dei governatori abilmente occultati in bilanci uno diverso dall’altro, lo scandalo delle regioni speciali. Un mondo in cui la voracissima casta del potere locale ha vissuto per anni.

 

di Pier Francesco De Robertis


ALLE REGIONI piacciono tante cose, ma una su tutte le manda letteralmente fuori di testa: il Saharawi. Vanno pazze per il Saharawi e per i tristi destini di quel popolo. Magari aumentano le accise sulla benzina o l’addizionale Irpef, o se Tremonti taglia qualche trasferimento a loro volta danno una sforbiciata ai treni dei pendolari, ma un pensiero per il Saharawi non manca mai. Chissà che cosa gli avrà fatto ai nostri governanti il popolo Saharawi. Gli esempi sono moltissimi.
«L’assemblea legislativa - recita il sito del consiglio regionale dell’Emilia Romagna - in collaborazione con la giunta dal 1999 realizza missioni e finanzia progetti di cooperazione internazionale ed aiuto umanitario in particolare nei confronti dei profughi Saharawi». Tant’è che i consiglieri emiliani hanno corso alla «Saharamarathon» e si è prima dato vita all’Intergruppo assembleare del Sahara occidentale cui partecipano membri di maggioranza e opposizione (così non si lamenta nessuno). Poi, per non farsi mancare niente, si è creato il «Tavolo di coordinamento regionale per i progetti a favore del Saharawi», cui partecipano 50 rappresentanti di enti locali della regione oltre a numerose associazioni. E perché non si dica che non si è fatto tutto quello che si poteva per i poveri africani perseguitati, ecco che viene organizzato un convegno nell’aula magna della regione, ospitato e patrocinato (soldi), dal titolo: «La causa del popolo Saharawi», promosso, tra gli altri, guarda caso dai compagni della Cgil.
Ma l’Emilia Romagna non è la sola ad avere a cuore il Saharawi.

C’È LA TOSCANA, che ha anche lei una «consulta» ad hoc e sostiene iniziative sul tema (nel settembre 2011 si è svolta a Firenze nel salone dei Cinquecento di palazzo Vecchio, patrocinato dalla regione, la terza «Conferenza internazionale delle città gemellate con il popolo Saharawi»), o la Lombardia, che solo nel febbraio 2012 ha inviato una delegazione di consiglieri a visitare i campi profughi nel Sahara occidentale. Non si fa lasciare indietro il Lazio, che vanta un Intergruppo per il Saharawi e che nel 2008 (governatore Marrazzo) ha finanziato un progetto di e-inclusion «a favore del popolo Saharawi», volto a stimolare i giovani di questo popolo a usare sempre più internet e non lasciare le proprie terre. Sperando che nel Sahara abbiano la corrente elettrica.

I SOLDIche finiscono oltreconfine prendono spesso la forma delle coooperazioni, la vera parola che illumina governatori e consiglieri regionali. Le regioni sono così ricche e si sentono così potenti che non si accontentano di operare, ma vogliono a tutti i costi cooperare. La regione Liguria (quella che nel 2010 finirà sotto la lente di ingrandimento della Commissione sui disavanzi sanitari per qualche problemino nei bilanci) un po’ di tempo prima aveva cooperato molto. Nel 2008 – come riporta il pamphlet «Gli sprechi della sinistra» scritto dal capogruppo regionale Pdl Matteo Rosso – sono stati stanziati 42mila euro per una panetteria comunitaria a Kirkasa in Congo, 44mila euro per il sostegno contro la pratica delle mutilazioni femminili nel Burkina Faso, 37mila e 770 euro per la promozione e la formazione delle donne svantaggiate di Awassa in Etiopia, 15mila e duecento per la valorizzazione agricola dell’area di Gatare in Ruanda, 11mila e 800 per lo sviluppo sociale ed educativo della popolazione indigena Yanomani in Amazzonia, 38mila per il progetto «Breaking the cycle» in Kenia. In tutto un milioncino circa, confermato anche nel 2010.
La perla resta comunque la delibera del 7 dicembre 2007 nella quale la giunta ligure di centrosinistra ha autorizzato un contributo di 33mila euro per realizzare un allevamento di animali minori per le donne di Quichua in Ecuador. In sostanza la Liguria ha pagato un allevamento di polli e conigli nel lontano Sudamerica.

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