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«Così abbiamo eletto Ratzinger»Tutti i segreti della Cappella Sistina

Il cardinale Marchisano: "Si era distinto per la sua oratoria"

Intervista al porporato che otto anni fa era in conclave per eleggere il successore di Papa Giovanni Paolo II: "Ho votato Benedetto XVI. Era tedesco e lo stimavo"

di Giovanni Panettiere

Il cardinale Francesco Marchisano (Lapresse)
Il cardinale Francesco Marchisano (Lapresse)

Roma, 28 febbraio 2013 - «STIA TRANQUILLO, sono troppo vecchio, non mi faranno certo Papa». La risata esplode sulla voce profonda e rauca del cardinale Francesco Marchisano, presidente emerito dell’Ufficio del lavoro della Sede Apostolica, già vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano. Dalla sua residenza, protetta dalle mura leonine, il porporato torinese, classe 1929, segue con timido distacco le manovre del dopo Ratzinger. Questa volta in Cappella Sistina entreranno altri prìncipi della Chiesa, non lui che, nell’aprile di otto anni fa, era tra le 115 berrette rosse che votarono il successore di Karol Wojtyla. La tv ha appena finito di trasmettere l’ultimo Angelus di un emozionatissimo Benedetto XVI. «È davvero stanco, fa sempre più fatica a camminare — esordisce Marchisano —. Non importa che lui lasci, il papato resta e si sceglierà il suo successore».

Anche nel 2005, voi cardinali, avevate sulle spalle un’altra bella responsabilità. Giovanni Paolo II non è certo stato un Pontefice di poco conto...
«Ricordo che ero molto emozionato. Quello è stato il mio primo e unico conclave. Si è dovuto lavorare tanto per scegliere la persona giusta».

Eppure bastarono quattro scrutini per la fumata bianca contro gli otto del conclave che elesse Wojtyla. Vuol dire che prima di votare nelle congregazioni generali c’è stato un po’ di dibattito tra i porporati?
«Durante quei giorni Ratzinger si è distinto per la sua grande capacità oratoria. Dalla sua poi poteva vantare una solida esperienza in Curia romana. Due elementi molto apprezzati da cardinali come il sottoscritto».

Anche lei votò Ratzinger?
«Sì, non ho problemi a dirlo. Lo conoscevo e stimavo sin dai tempi in cui era prefetto dell’Ex Sant’Uffizio. In più, era tedesco e questo non mi dispiaceva».

Che clima c’era durante i pranzi nella Domus Santa Marta, tra uno scrutinio e l’altro? Parlavate sempre del nuovo Papa?
«Non ricordo che cosa mangiavamo, ma la concentrazione e il lavoro non sono mai mancati».

Riusciremo a riportare un italiano sul soglio petrino?
«Non mi ponga questa domanda, tanto saranno altri a scegliere. Non io, che non corro certo il rischio di essere eletto».

di Giovanni Panettiere

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