Paola Preziati Scaglione, di Carugate (Milano), ci racconta una storia amara
Rosa stendeva i panni ad asciugare al sole ogni giorno dell’anno, a meno che non piovesse. Lo faceva in modo fedele al ricordo di sua nonna Matilde, quasi fosse l’ultima depositaria di un rituale antico: prima si scuote il panno per levare le grinze, poi lo si appoggia al filo badando che non se ne formino di nuove e infine lo si pinza con una, massimo due mollette di plastica colorata.
Nessuna donna del paese sapeva stendere come lei e, anche se non lo dava a vedere, Rosa si godeva gli sguardi misti di ammirazione e invidia per la fila ordinata di panni appesi in cortile.
Fino a che non vide Egidio, il nuovo postino. Una mattina di maggio inoltrato si presentò al suo cancello. Rosa rimase quasi senza fiato mentre lui le porgeva una lettera, la salutava con sorriso e un cenno della mano e se ne andava via veloce, sparendo dietro l’angolo.
«Madonnina, fa che torni » pregò piano.
Ma Egidio non tornò né il giorno dopo, né quello successivo, né gli altri del mese. Così Rosa prese a girovagare ansiosa per le vie del paese e, quando lo incontrava, si nascondeva dietro i cespugli o un albero per guardarlo, sicura che lui non la vedesse. E più tempo passava, più i fili tesi nel suo cortile venivano riempiti a casaccio di panni sgualciti, dimenticati lì per giorni interi, fino a che la pioggia non li inzuppava di nuovo.
Egidio andava spesso dalla signora De Carli, un'anziana vedova, e ci restava delle mezz’ore intere. Peccato che la badante della donna fosse Lucia, bellissima, e con un carattere solare. Rosa si stava consumando nell'ansia di sapere se tra lei e Egidio ci fosse qualcosa. E i panni erano stesi sempre peggio, al punto che bastava una leggera brezza a far saltare le mollette e a portarli via. Egidio e Lucia si sposarono nei giorni della festa dell'oratorio, alla fine del mese di luglio. Rosa era stata invitata, come tutti in paese. Era stata Lucia a portarle la partecipazione con la bomboniera di pizzo francese e lei, per educazione, l'aveva fatta entrare in casa. Poi si erano salutate con la promessa che Rosa le avrebbe spiegato il segreto del suo bucato.
Ma Rosa non lo fece mai. Perdere un uomo poteva passare, ma il segreto di Nonna Matilde, quello non lo avrebbe mai rivelato a nessuno. Rassegnata, riprese a stendere come prima, in modo che i panni quasi non avessero bisogno di essere stirati, ogni giorno, a meno che non diluviasse. E tutti ritornarono a farle i complimenti. Una mattina di settembre, Rosa uscì per fare la spesa e, lungo in tragitto, sentì una signora dire: - Sono meglio di quelli di Rosa - indicando il fondo della via. La ragazza si voltò e vide un bucato steso. Lì, a casa di Lucia, appesi ai fili con non più di due mollette di plastica colorate per uno, facevano bella mostra panni senza grinza alcuna, pronti per essere ripiegati e riposti negli armadi.
La trovarono in soffitta, due giorni dopo, appesa a un filo del bucato che aveva usato come cappio. Sembrava uno dei suoi panni, stirata dalla forza stessa del suo peso, con indosso il vestito della domenica senza grinze e un grande nastro color glicine tra i capelli.
- Povera Rosa - mormorò la signora Rotondi quando l'ultima palata di terra ricoprì la bara di larice chiaro - chissà perché l'ha fatto.
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