Bologna, 20 luglio 2007 - Remon van der Meer è un medico, iscritto all’Ordine dei Medici in Italia dal 1992. Si è specializzato in Medicina Ortomanuale in Olanda. La medicina ortomanuale è una tecnica di medicina manuale, nata in Olanda negli anni ’60. L’ ideatrice è la dottoressa Sickesz. Dopo esperienze avute con altri metodi manipolativi, con risultati non completamente soddisfacenti, la dottoressa è arrivata a questo sistema completamente diverso.
Van der Meer sostiene che il metodo che riesce ad eliminare il blocco meccanico è il più efficace.
Ecco la testimonianza di una paziente per spiegare cos'è il blocco meccanico:
"Nell’ Agosto 2002 sono scivolata su una pozza di sapone liquido che si trovava sul pavimento di un centro commerciale, cadendo; sono arrivata a terra facendo quasi una "spaccata", essendomi mancato improvvisamente l’appoggio del piede finito sul sapone. Visitata dal medico di base e da un ortopedico mi fu consigliato riposo, diagnosi: "Distorsione anca sinistra ".
Lamentavo dolore all’anca, al ginocchio e cedimento dello stesso, dolore all’inguine, estrema difficoltà ad alzarmi da una sedia, impossibilitata alla torsione del tronco. Non mi era possibile girarmi a letto, lavarmi il viso senza dover appoggiare i gomiti al lavandino, poiché rischiavo di cadere per mancanza di equilibrio. Camminavo trascinandomi l’arto e se ero seduta, dovevo spostarlo con entrambe le mani, non riuscivo a guidare né compiere semplici gesti quotidiani come infilarmi e sfilarmi le calze.
Passava il tempo e la situazione non migliorava (nel frattempo ero stata visitata anche da altri specialisti) e anche il mio stato psichico ne risentiva. Utilizzai tutto il periodo di malattia consentito ma alla fine persi il lavoro perché impossibilitata a riprenderlo. Oltre al dolore e ad una parziale invalidità la cosa che maggiormente mi feriva era il dubitare della mia credibilità.
Solo dopo 2 anni ripetute visite, terapie, esami diagnostici venni a conoscenza di tutto ciò che la caduta mi aveva procurata. "Retroversione del bacino, distacco parcellare dell’arcata pubica a livello della sinfisi, con riduzione dell’anca di 1/3. Lesione capsulo-labiale posteriore e versamento della capsula articolare coxo-femorale. Seppi anche che la prima radiografia, della quale mi fu data diagnosi in via verbale all’atto della consegna non era stata fu "refertata" per iscritto in maniera completa ed esatta.
Venni a conoscenza del fatto che a Siena vi era un medico che trattava problemi osteoarticolari e decisi di andare. Mi presentai con diversi esami diagnostici (radiografie, risonanze, elettromiografie..).
Il dott. Van Der Meer non guardò nulla al di fuori di me, mi vide camminare e dopo avermi visitata mi disse: - Non so in quanto tempo, ma sono in grado di risolvere il problema, se mi lascia fare il mio lavoro fino in fondo. Lei ha il bacino che non è in asse, c’è un blocco meccanico da sciogliere -.
Sentii di potermi fidare anche perché aggiunse: -Sono certo che per molti dottori che l’avranno visitata sembrasse lei stesse simulando –
A quella frase mi sentii compresa in toto. Avevo finalmente trovato un medico che sapeva osservare, ascoltare, una persona umile, professionale ed umana. Capì la mia sofferenza psicofisica.
Già dopo il primo trattamento mi sentii meglio, riuscii a salire e scendere dalla macchina senza difficoltà e tornando da Siena mi sentii essere in procinto di tornare alla "normalità" Seguirono altre 2 sedute a distanza. A distanza di tempo, il problema si risolse.
Sono profondamente grata al dott. Van Der Meer.
Da questa mia brutta esperienza ho dedotto che: troppo spesso i medici ascoltano, ma non sentono, guardano, ma non vedono, parlano, ma non comunicano.
Avevo spiegato perfettamente la dinamica del mio incidente, sarebbe bastato che il medico la interpretasse con la propria competenza, ma spesso il paziente non è ascoltato, si incontra di frequente supponenza ed arroganza.
Dopo varie peripezie, ho fortunatamente trovato un medico competente, attento, che utilizza metodo innovativo, semplice ma soprattutto efficace. Colgo occasione per ringraziare pubblicamente il dott. Van Der Meer.".
Ecco la spiegazione di Van der Meer: "Spesso le persone competenti non sono portate a pensare a un blocco meccanico. La medicina ufficiale parte dalla lesione - in questo esempio, capsula labiale posteriore -; e dopo il riposo il problema doveva essere risolto. Questa signora è stata quasi due anni a letto, aveva perso il suo lavoro; la lesione era scomparsa, ma la sua situazione non migliorava dopo varie terapie. La signora non aveva per loro nessun motivo di lamentarsi così.
Vorrei spiegare il motivo del suo male. Che cosa vuol dire retroversione del bacino e in questo caso a sinistra? Qui bisogna pensare alla meccanica applicata; la signora ha detto che cadendo in terra faceva quasi una "spaccata". La conseguenza è che il bacino si torce, l’osso sacro si sposta.
In questo caso le ossa del bacino si spostano in ambo i lati (l’anca sn va avanti, la dx va indietro) e la zona puberale sn è più alta di quella a dx. Come conseguenza si sposta anche l’osso sacro. Questi sono i blocchi meccanici, con dolore all’inguine, estrema difficoltà ad alzarsi da una sedia o dal letto e impossibilità alla torsione del tronco.
Rimettere in asse il bacino non si può con le mani, bisogna avvalersi dell’aiuto di un martello di gomma. Medicina ortomanuale significa lavorare con il pollice o con l’aiuto degli attrezzi, direttamente sullo scheletro, senza far "scrocchiare" le ossa o le vertebre; vuol dire mettere meno sotto sforzo i legamenti.
Nel caso della signora della testimonianza, ho eliminato l’asimmetria del bacino, messo a posto i tuberositas ischii (ossa per stare seduto), l’osso sacro e il pube. La signora riuscì, già dopo il primo trattamento, a salire e scendere dalla macchina. Dopo tre sedute, i blocchi meccanici erano completamente eliminati. Una caduta o un trauma può compromettere la simmetria dello scheletro".
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