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Salute

DISTURBI DELLA MENTE

Psicoterapia funziona nel 75% dei casi
Anche nella psichiatria infantile

I dati di Peter Fonagy, direttore del dipartimento di Psicologia Clinica presso lo University College di Londra: "Necessario integrare le cure con un adeguato percorso di psicoterapia. Lo psicoterapeuta si muova in famiglia uno stile da detective, come il tenente Colombo" Commenta la notizia

Firenze, 27 agosto 2007 - "La psicoterapia è efficace nel 75% dei pazienti, rispetto ai pazienti non trattati". Con queste parole Peter Fonagy, direttore del dipartimento di Psicologia Clinica presso lo University College di Londra, presidente del Centro Anna Freud della capitale inglese e coautore del volume «Psicoterapie e prove di efficacia. Quale terapia per quale paziente?», ha descritto, al XIII Congresso dell'Escap (a Firenze fino al 29 agosto), le prospettive e l'efficacia dell'intervento psicoterapico (basato, per definizione, sull' incontro non medicalizzato tra medico e paziente).


"L'integrazione delle cure con un adeguato percorso di psicoterapia - ha spiegato Fonagy - è necessaria anche nella psichiatria infantile. In particolare, a seconda del tipo di disturbo, l'impiego di una psicoterapia specifica per quel disagio presenta una efficacia non inferiore al 50% fino a portare ad un miglioramento clinico anche del 90% dei casi. A confronto con la terapia meramente farmacologia, l'intervento psicoterapico garantisce un'efficacia significativa senza indurre gli effetti collaterali, che, soprattutto per alcuni farmaci, possono avere conseguenze di rilievo".

 
Il professor Fonagy ha, inoltre, evidenziato l'importanza del «problem solving» (collaborazione terapeuta-famiglia nell'esercitarsi ad individuare strategie di soluzione dei problemi secondari al disagio mentale presente) e del «parent training» (sedute di psicoterapia coinvolgenti i genitori del piccolo paziente) nella cura dei disturbi d'ansia, disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività (Adhd), sindrome depressiva e disturbi della condotta.

 

"L'ambiente familiare costituisce - ha sottolineato Fonagy - per i pazienti in età adolescenziale e infantile, il laboratorio nel quale si testano gli interventi psicoterapici formulati in ambito ambulatoriale; trattare il paziente senza occuparsi del contesto ambientale nel quale cresce e si sviluppa significa operare un cambiamento nell'individuo, senza però modificare efficacemente lo stile relazionale domiciliare patologico nel quale il disagio si è sviluppato. Lo psicoterapeuta per l'infanzia e l'adolescenza deve agire nel contesto familiare con uno stile "da detective, come il tenente Colombo", interessandosi a come i membri della famiglia si relazionano tra loro ed educano i figli, senza proporsi come un educatore alternativo".

 
"Tutti gli indirizzi psicoterapici presentano
- ha concluso Fonagy - un denominatore comune ed una forza universale: nella stanza del terapeuta troviamo sempre due menti consapevoli della propria persona (terapeuta e paziente) che lavorano insieme ad un percorso comune».

  • 27/08/2007 11:21

    é tutto vero, peccato che i servizi pubblici delle ASL non abbiano risorse economiche, umane e competenze professionali assolutamente insufficienti ... La solita miopia italiana.
  • Sono presenti 1 commenti
 

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