New York, 12 settembre 2007 - Solo con la forza del pensiero. Kevin Everett forse non tornerà mai a correre sui campi di football, ma potrà ricominciare a muoversi in modo autonomo grazie alla sedia a rotelle di ultima generazione sviluppata da Ambient, un’azienda privata americana, in collaborazione con l’Istituto di riabilitazione di Chicago.
Questa carrozzina che può essere manovrata dalla nostra mente potrebbe permettere al tight end dei Buffalo Bills di New York, che si è fratturato la terza e quarta vertebra cervicale domenica scorsa durante una partita di rugby americano, e a migliaia di altre persone affette come lui da lesioni spinali di spostarsi senza essere aiutati.
La sedia a rotelle, come riportato da New Scientist, si mette in moto quando chi vi è seduto sopra pensa a una parola in particolare. La carrozzina del terzo millennio, infatti, intercetta i segnali che vanno dal cervello alle corde vocali. In questo modo, anche se nessun suono è prodotto, lo strumento si mette in moto ugualmente. Questa sedia a rotelle potrebbe cambiare la vita a persone affette da lesioni spinali o problemi neurologici come la plasia cerebrale.
L’unico limite di Audeo, lo strumento sviluppato da Michael Callahan e Thomas Coleman, è che funziona solo se applicato a persone ancora in grado di controllare i muscoli della propria laringe. Il sistema funziona grazie a un collare che funge da sensore e che capta gli impulsi elettrici spediti dal cervello ai muscoli della laringe. A questo punto Audeo invia i segnali a un computer in grado di decodificarli e compararli con una serie di “parole” precedentemente registrate durante le sessioni di allenamento. Una volta trovata la corrispondenza e il comando associato, il computer invia un segnale alla sedia a rotelle che esegue l’azione richiesta.
Il fatto che sia necessario avere il controllo sui muscoli della propria laringe, tuttavia, taglia fuori coloro che hanno subito lesioni spinali gravi. “Ho dei pazienti – spiega Niels Birbaumer dell’Università di Tübingen, in Germania, anche lui impegnato in questo tipo di ricerca – che non riescono nemmeno a muovere i muscoli della propria faccia. In questo caso, l’unica cosa da fare è interfacciarsi al cervello, invece che cercare di captare il segnale dall’esterno”.
Callahan e Coleman hanno detto che il loro sistema potrebbe essere collegato a un sintetizzatore vocale, permettendo alle persone di tornare a parlare a voce alta. L’ultima versione di Audeo sarebbe infatti addirittura in grado di interpretare intere frasi pensate dall’utente.
di Luca Bolognini
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