Roma, 20 ottobre 2007 - Mentre continuano a diminuire i casi di Aids, grazie ai sempre più brillanti successi nel campo della terapia, le nuove infezioni da Hiv sembrano registrare una ripresa in varie zone d'Italia. L'epidemia di Hiv/Aids in Italia procede dunque 'a due velocita". È quanto emerso, in questi giorni, al XXI Congresso nazionale dell'Associazione nazionale per la lotta all'Aids (Anlaids), che si chiude oggi a Rimini.
Molti i problemi da affrontare, soprattutto nel campo della prevenzione per fermare una nuova diffusione delle infezioni, ma molti anche i passi in avanti compiuti dalla ricerca che hanno permesso a più di uno studioso di parlare di 'svolta epocale' nella lotta all'Aids.
"Secondo i dati più recenti, nell'incidenza delle nuove infezioni da Hiv c'è un'apparente tendenza in alcune aree del Paese ad un lieve incremento - ha sottolineato Giovanni Rezza, direttore del reparto di Epidemiologia di Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss) - Quindi, mentre per i casi di Aids e la mortalità possiamo dire che le cose vanno bene (e ciò è in gran parte dovuto alle terapie), nell'andamento delle infezioni (che è il riflesso dell'efficacia degli interventi di prevenzione), le cose non vanno benissimo: eravamo stabili da qualche anno, ma adesso in alcune parti d'Italia sembra che addirittura ci sia un'inversione di tendenza e un lieve incremento".
Dai dati del Rapporto del Centro operativo Aids (Coa) dell'Iss, si stima che i sieropositivi viventi in Italia siano tra 110.000 e 130.000. Dopo un picco massimo di infezioni, alla fine degli anni '80, c'è stata una progressiva diminuzione dei nuovi casi di infezione fino alla fine degli anni '90.
Successivamente il numero di nuove infezioni si è stabilizzato ed è addirittura in aumento in alcune zone. Questo andamento - scrivono gli esperti del Coa - potrebbe preludere ad una possibile riattivazione dell'epidemia in varie aree del nostro Paese".
Al congresso si è poi fatto il punto sulle "importanti novità sul fronte della ricerca grazie all'arrivo di nuove classi di farmaci che agiscono sul virus con meccanismi innovativi, quali gli inibitori dell'integrasi e del recettore CCR5, che hanno superato la fase sperimentale e il loro arrivo sul mercato apre molte possibilità: bloccando i meccanismi con cui il virus entra nella cellula, questi farmaci impedirebbero la replicazione virale".
Anche se, sui risultati raggiunti nelle terapie, gli esperti invitano alla cautela: "sarebbe illusorio credere che nei prossimi cinque anni si realizzino passi in avanti paragonabili a quelli che registriamo in questi mesi", ha sottolineato Mauro Moroni, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano e presidente di Anlaids Lombardia.
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