Washington, 21 novembre 2007 - Staminali, le cellule base in grado di trasformarsi in qualsiasi tessuto del corpo umano, in quantità inesauribile, senza ricorrere a embrioni e quindi senza implicazioni etiche. Questo traguardo è da oggi più vicino grazie alla tecnica sviluppata da due equipe, una statunitense e una giapponese che, separatamente, sono riuscite a trasformare normali cellule della pelle in cellule staminali del tutto simili alle embrionali ma senza usare la controversa tecnica della clonazione teraupetica.
La scoperta, la possibile pietra filosofale della medicina del futuro, una volta perfezionata potrebbe garantire organi di ricambio senza alcun rischio di rigetto, perchè sviluppati partendo dalla pelle del singolo paziente, o trattamenti efficaci per malattie oggi incurabili come Alzheimer e Parkinson, o anche per il diabete.
I due team sono riusciti nell'impresa di riprogrammare il tessuto epiteliale facendolo regredire allo stato di cellula indifferenziata in grado di mutare in uno dei 220 tipi di cellule presenti nell'uomo. Per fare questo hanno usato un cocktail di «quattro geni in un fibroblasto ottenendo staminali» ha scritto su 'Sciencè James Thomson della University of Wisconsin di Madison.
Leggermente diversa la formula usata da Shinya Yamanaka della Kyoto University, che secondo quanto riporta 'Cell' ha impiegato come geni attivatori del processo «OCT3/4, SOX2, C-MYC, e KLF4».
Il team nipponico, ad esempio, è riuscito dopo 12 giorni di coltura in vitro a indurre un gruppo di cellule della pelle rigenerate a mimare il comportamento di quelle del cuore riuscendo a farle contrarre a simulare un battito cardiaco.
"Siamo in grado ora di generare staminali specifiche per ciascuna malattia di ogni singolo paziente senza usare embrioni umani", ha dichiarato Yamanaka Ma la nuova tecnica è ancora lontana dal poter essere impiegata sui pazienti. Entrambe le equipe hanno infatti spiegato che per introdurre il mix di quattro geni in grado di modificare il tessuto epiteliale viene impiegato un 'retrovirus' di cui sono al momento ignoti possibili effetti collaterali.
L'ASSOCIAZIONE COSCIONI
"La notizia che ci giunge dagli studi pubblicati su Science e Cell, ovvero la possibilità di riprogrammare le cellule staminali adulte in modo da farle regredire allo stato embrionale, rappresenta senz'altro una novità di straordinaria importanza". Per Rocco Berardo, vice segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, dietro l'angolo c'è il rischio che "anche in tale tecnica e dalle conseguenti cellule prodotte venissero riscontrate qualità di tipo 'embrionalè, quindi potenzialmente vitali e, come di consueto, intoccabili".
Il vice segretario dell'associazione Coscioni sottolinea come, "se la scoperta si dimostrasse fondata", si avrebbe a disposizione un fronte di ricerca «potenzialmente equivalente a quello delle cellule staminali embrionali: di questo, come Associazione Coscioni, ci rallegriamo, non essendo tifosi di una staminale piuttosto che di un altra, ma considerando equivalenti tutte le strade che possono portare a risultati significativi in favore dei malati".
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