Italia News
        

Leggi il giornale         Prova GRATUITA
Scopri le nostre edizioni locali

Salute

L'ALLARME

Il dentista? Per molti è un lusso
E le famiglie povere rinunciano

Un fenomeno avvertito dagli stessi professionisti, che registrano una contrazione delle prestazioni e si attrezzano per aiutare i clienti con pagamenti rateali. I consumatori: "Va rilanciata l'assistenza odontoiatrica pubblica" Commenta

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Un dentista Roma, 7 dicembre 2007 - Le cure odontoiatriche sono un lusso per le famiglie italiane. Sono sempre di più, infatti, i nuclei familiari che rinunciano al dentista, troppo caro per il loro bilancio. O limitano al massimo gli interventi.

Un fenomeno avvertito dagli stessi professionisti, che registrano una contrazione delle prestazioni e si attrezzano per aiutare i clienti con pagamenti rateali. Ma confermato anche dai dati: le famiglie più povere destinano alle cure dei denti solo il 6% del loro esborso totale per la spesa privata sanitaria, contro oltre il 32% impiegato per l'odontoiatria dalle fasce di reddito più alte, secondo i dati del recente Rapporto Ceis Sanità 2007.


"A meno di non supporre che chi ha un reddito inferiore non abbia problemi odontoiatrici, ciò vuol dire che la maggior parte delle famiglie disagiate non si cura o lo fa poco", spiega Federico Spandonaro, del Ceis (Centro di studi economici e internazionale) dell'università Tor Vergata di Roma. In particolare i 'numerì indicano che più si riduce il reddito, meno si spende nello studio dentistico.

"Se dividiamo la popolazione in cinque fasce di reddito, dai più ricchi ai più poveri - spiega Spandonaro - scopriamo che chi sta economicamente meglio sborsa per il dentista il 32,4% dell'intera spesa sanitaria privata. Nelle fasce successive si scende al 19%, poi al 12,2%, al 8,5% per arrivare al 6% tra i più poveri".

Anche i dentisti registrano una contrazione delle richieste. "I pazienti fanno fatica - dice Roberto Callioni, presidente dell'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) - chiedono dilazioni di pagamento, tendono a venire meno nei nostri studi e rinunciano soprattutto ai controlli, mettendo a rischio così la prevenzione con la sola conseguenza di posticipare le spese per la cura che, quando i danni sono ormai fatti, saranno più elevate". Per questo l'Andi ha messo a punto una formula di finanziamento agevolata per fornire ai pazienti uno strumento di accesso alle cure.


"Abbiamo fatto, come associazione, un accordo con una nota finanziaria - precisa Callioni - che offre ai nostri associati la possibilità di garantire ai clienti finanziamenti a tasso zero per sostenere i costi delle cure». Inoltre «ogni anno, a ottobre, da 26 anni, dedichiamo un mese della prevenzione gratuita, permettendo ai cittadini visite di controllo gratis. E da quest'anno, nello stesso periodo, si svolge anche l»oral cancer day' per la prevenzione dei tumori della bocca".

 
Il presidente dell'Andi ammette che le cure odontoiatriche sono care nel nostro Paese. Ma, spiega "un'odontoiatria di qualità e che garantisce sicurezza è, purtroppo, molto costosa. Non siamo noi dentisti a essere esosi - continua - ma è disciplina. Qualità delle cure, infatti, vuol dire fare otturazioni che durino negli anni, con materiali di eccellenza. E sicurezza vuol dire rispettare tutte le norme, particolarmente onerose, che i privati devono sostenere in proprio«. Non a caso il Ssn, continua Callioni, è largamente inadempiente in questo settore, perchè non riesce a sostenerne il costo".

 Contro l'esigua offerta pubblica di assistenza odontoiatrica puntano il dito le associazioni di consumatori e pazienti. "Salvo rarissime eccezioni - dice Rossella Miracapillo, segretario generale del Movimento consumatori - le Asl non prevedono un'assistenza odontoiatrica adeguata. Questo 'bucò ha creato un sistema scorretto di concorrenza, quindi oggi esiste, in pratica, solo il libero mercato".

 Per Miracapillo il problema è anche culturale "perchè per troppo tempo il Servizio sanitario nazionale ha considerato le cure odontoiatriche secondarie, al pari di quelle estetiche". Oggi sappiamo che "non è così. Bisognerebbe quindi allargare l'offerta pubblica".

 
Ma anche ai professionisti il Movimento consumatori chiede un maggior impegno a ridurre i prezzi. "Per i costi delle prestazioni dentistiche - dice - anche quando si tratta di piccoli interventi, i cittadini devono accantonare almeno tremila euro. Credo che i professionisti dovrebbero impostare diversamente la richiesta economica, altrimenti saranno sempre di più quelli che dovranno rinunciare a curarsi". Dello stesso parere Francesca Moccia, coordinatrice del Tribunale per i diritti del Malato - Cittadinanzattiva.


"La mancanza di un'odontoiatria pubblica è il vero problema - ammette - non a caso abbiamo proposto di introdurre l'odontoiatria nei livelli essenziali d'assistenza (Lea) anche nell'ultima Finanziaria".
I cittadini, continua, "ci inviano diverse segnalazioni sull'odontoiatria attraverso il nostro sistema di rilevazioni, Pit salute: errori al primo posto, al secondo difficoltà di accesso alle cure. I prezzi troppo cari sono al terzo posto per ordine di segnalazione, e a volte sono eclatanti. C'è chi lamenta - conclude Moccia - richieste di 10 mila euro per una protesi in ceramica, di 4.500 euro per un ponte, di 8.500 euro per la ricostruzione di due denti. E le cifre segnalate vanno oltre i 10 mila euro, per interventi complessi come quelli di implantologia. Così, è ovvio, che chi non si può permettere queste cifre resta senza cure".

 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web

LA FOTO DEL GIORNO

allattamento al seno

Il bimbo rifiuta
frutta e verdura?
Colpa delle mamme

Secondo uno studio canadese bambini allattati al seno da madri che consumano ogni giorno frutta e verdura si abituano al loro retrogusto nel latte e poi le consumano volentieri

LEGGI LA NOTIZIA