I dati sono dell'Istituto superiore di sanità: un anziano su tre beve troppo. Eppure all'età della pensione non si dovrebbe superare un drink al giorno. Sgarrano soprattutto gli uomini del Nord Commenta
Roma, 17 aprile 2008 - I 'nonni' italiani bevono troppo. I numeri del progetto Iprea condotto dall'Istituto superiore di sanità (Iss) la dicono lunga: sono più di 3 milioni quelli che, superati i 65 anni, risultano a rischio. Si tratta del 32,6% degli over 65, per il 52,8% uomini e per il 17,5% donne. Il gentil sesso, dunque, se la cava di gran lunga meglio, ma i maschi danno il cattivo esempio e finiscono per influenzare le donne.
La prova? La proporzione di quelle che superano le quantità di alcol raccomandate è dell'80% maggiore tra chi vive con un coniuge o un compagno.
Le linee guida - ricordano gli esperti oggi a Roma durante l«Alcohol Prevention Day' in corso all'Iss - raccomandano agli anziani di non superare mai un drink al giorno, una volta spente le 65 candeline. Ma loro, spesso e volentieri, superano i limiti definiti. Al Nord più che al Sud.
Tant'è che quelli a rischio sono molto più concentrati nel Settentrione, sia donne che uomini. Bevono di più, in pratica il doppio, gli uomini che dichiarano di sentirsi bene, in forma, rispetto a chi lamenta malanni. E i fumatori tendono ad 'alzare il gomitò di gran lunga di più rispetto a chi non si è mai acceso una sigaretta.
La proporzione di quelli a rischio è infatti maggiore del 93% tra gli amanti delle 'biondè e del 50% tra gli ex fumatori. Sale inoltre del 46% la proporzione dei 'nonnì a rischio tra chi fa i conti con i chili di troppo (+46%).
Secondo uno studio canadese bambini allattati al seno da madri che consumano ogni giorno frutta e verdura si abituano al loro retrogusto nel latte e poi le consumano volentieri