Mele e agrumi i frutti maggiormente contaminati. "“Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati"
Roma, 5 giugno 2009 - Peggiora il livello di salubrità dell’ortofrutta italiana che vede aumentare i residui di fitofarmaci. Nel rapporto ‘Pesticidi nel piatto’ di Legambiente, sono 109 su 8.764 i campioni risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (+1%). Su 2.410 campioni (il 27,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui.
La frutta, mele e agrumi in testa, si riconferma quale categoria “più inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3.507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). I campioni di frutta regolari con uno o più di un residui chimici risultano pari al 43,9%.
“Quindi - sottolinea l’associazione ambientalista - solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici”.
A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati, quasi 1.300 in meno rispetto all’anno scorso, fa notare Legambiente, si riscontra un “seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge”.
Su 3.474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%; mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%).
Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno).
Tra le alte percentuali registrate tra i campioni di prodotti derivati contaminati da più principi attivi contemporaneamente (19,5%), Legambiente segnala i vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui. Alcuni composti chimici, come il Procimidone (possibile cancerogeno secondo l’Epa, l’Agenzia americana per la protezione ambientale), si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato.
Tra i campioni da record per presenza di sostanze chimiche, un campione di uva analizzato in Sicilia con ben 9 diverse sostanze chimiche; un campione sempre di uva, analizzato in Puglia, contaminato da 7 diversi residui; una mela analizzata in Campania con lo stesso quantitativo di residui. E ancora, due campioni di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici. Tra le verdure spicca un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e un campione di pomodori analizzato dai laboratori campani, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche.
I dati del rapporto Pesticidi nel piatto 2009 di Legambiente sono stati presentati oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Francesco Ferrante, responsabile agricoltura dell’associazione, Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino e Francesco Panella, presidente UNAApi (associazione nazionale apicoltori).
“Gli ultimi dati Istat - ha dichiarato la direttrice generale di Legambiente, Rossella Muroni - ci dicono che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4mila tonnellate. Un dato abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop”.
“Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati - ha detto Francesco Ferrante -. Tra i campioni “da record” sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’Epa ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti. Nonostante la normativa europea sui pesticidi sia stata recentemente modificata manca ancora una corretta valutazione dei possibili effetti sanitari della dose minima cumulativa”.
LE MELE - Sono le mele il frutto più frequentemente contaminato. Su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici: su 155 campioni, 30 sono quelle regolari con un solo residuo, 103 con più di un residuo e 3 sono fuori legge. A Bolzano, su 60 mele solo 7 sono risultate regolari senza residui, mentre 24 ne hanno uno e 29 più di uno. A Trento, su 22 campioni di mele 9 sono quelle irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), 9 sono regolari con un solo residuo e 3 con più di un residuo. Stessa sorte per le mele campane dove l’ 81% è contaminato da uno o più residui, mentre un campione è risultato irregolare per concentrazione troppo elevate di Boscalid. 18 campioni di mele contaminati su 20 anche in Sardegna.
GLI AGRUMI - “Preoccupante” il dato sugli agrumi. In Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui. Nello specifico i campioni decisamente fuori legge sono: 17 agrumi, 14 mele, 14 fragole, 8 pere, 8 pesche, 4 campioni di uva e 16 campioni di frutta tra cui albicocche, ciliegie, kiwi, susine, prugne. “Siamo preoccupati per l’inversione di tendenza dei risultati delle analisi sui campioni esaminati - ha dichiarato Antonio Longo -. Ci auguriamo che non ci sia un allentamento dell’attenzione da parte delle aziende agricole sull’uso delle sostanza chimiche. Come associazione dei consumatori, dobbiamo rilanciare campagne di informazione sui comportamenti corretti nell’utilizzo di frutta e verdura e campagne di sensibilizzazione sull’acquisto di prodotti biologici”.
PESTICIDI E MORIA DI API - “Notizie di questi giorni - dice Legambiente - ci dicono del ritorno delle api nel Nord Italia, zona principalmente vocata alla coltivazione del mais. Questa è la conferma che la sospensione cautelativa dei neonicotinoidi utilizzati per la concia del mais, decisa dal ministero della Salute a settembre, ha funzionato, confermando così lo stretto legame esistente tra neonicotinoidi e moria degli insetti”.
“Gli apicoltori del nord Italia - scrive Legambiente - hanno testimoniato che la sospensione dell’uso di conce del mais con neonicotinoidi si è subito tradotta in alveari straboccanti d’api come non si vedevano da anni. Appurato in questo modo che una delle cause della scomparsa delle api sono proprio i pesticidi sistemici di questo tipo, la loro sospensione temporanea si dovrebbe rendere definitiva, vietando in futuro l’uso di queste molecole che come si è visto, causano danni alla salute degli insetti, delle api in particolare, ma evidentemente a tutta la biodiversità”.