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Emergenza rabbia: animali ad alto rischio pure in Italia

Il dottor Piermario Giongo, primario della Clinica Veterinaria San Siro di Milano: "La malattia è tuttora mortale anche e soprattutto per l’uomo. Nel mondo si calcola che, annualmente, muoiono 55.000 persone di rabbia"

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Cani
Cani

Milano, 18 marzo 2010 - Scatta l'emergenza rabbia: gli animali sono ad alto rischio anche in Italia. Nel 2009, nel nostro Paese sono stati segnalati poco più di 30 casi di rabbia silvestre di animali selvatici. Nel 2010, cioè in meno di tre mesi, sono stati denunciati dai Centri di riferimento 102 casi di rabbia fra volpi selvatiche (ma ci sono anche due cani e un gatto) con l’interessamento, non più solo del Friuli Venezia Giulia, com'era accaduto in passato, bensì con la maggior parte dei casi concentrata ancora nel Friuli Venezia Giulia, cui si sono aggiunte le regioni Veneto e ormai anche il Trentino Alto Adige.

 

Per capire meglio che cosa stia effettivamente accadendo, Quotidiano.net ha interpellato il dottor Piermario Giongo, primario della Clinica Veterinaria San Siro di Milano, sezione grandi animali, che il 16 marzo scorso, ha partecipato al simposio organizzato dall’Ordine dei Medici Veterinari di Milano presso la sala ISU dell’Università degli Studi, per fare il punto della situazione su questa nuova ondata di rabbia e sensibilizzare l’attenzione dei veterinari presenti in quanto anche i cani e i gatti domestici, che spesso accompagnano i loro proprietari in campagna o nelle lunghe passeggiate sia a piedi che a cavallo, sono evidentemente ad alto rischio.

 

Avverte Giongo: “In considerazione della velocità di diffusione – si calcoli che una volpe in una sola giornata può tranquillamente percorrere 40 chilometri di strada e quindi diventa un eccellente veicolo per la trasmissione di questa patologia che conduce uomini e animali alla morte – e dell’altissimo numero di casi già segnalati, l’emergenza rabbia è sempre più reale ed è necessario, da parte di chiunque, non sottovalutare il pericolo che cela. Anche i nostri cavalli” prosegue il dottor Giongo “potrebbero diventare a rischio. La primavera è ormai alle porte e anche gli erbivori cominciano ad andare al paddock in tutte le zone prealpine e fra poco tempo diversi equini saranno portati all’alpeggio, dove l’eventualità di incontrare volpi e roditori esiste ed è reale. La malattia è tuttora mortale anche e soprattutto per l’uomo e pensate che nel mondo si calcola che, annualmente, muoiono 55.000 persone di rabbia di cui il 65% sono bambini e adolescenti. Prima che sia troppo tardi per i soggetti, animali e umani, che vivono nell’Italia settentrionale e per i cavalli destinati a trekking, endurance o, più semplicemente, alla comoda vita del paddock (periodo di riposo trascorso in un prato per rilassarsi dalle fatiche invernali) e dell’alpeggio è necessario procedere a un sistema di profilassi diretta che vede nella pratica la vaccinazione come elemento principale di protezione per i nostri soggetti. Per quanto concerne invece gli animali selvatici, possibili portatori di rabbia, sarà compito delle autorità preposte che potranno procedere con esche vaccinali o altri presidi che riterranno più opportuni per arginare il contagio. L’attenzione non si limita agli animali suddetti, ma è bene ricordare che anche i pipistrelli sono portatori della rabbia”.

 

Chiaramente ora non si deve cadere nell’errore che qualsiasi animale sia soggetto alla “caccia alle streghe” poiché si sta parlando di zone ben delimitate, conosciute e soggette a una continua e stretta vigilanza, onde evitare la diffusione appunto del contagio.

di Barbara Chieregato

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