Infarto, lui e lei diversi anche nel cuore
Francesco Donatelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Irccs MultiMedica e Ordinario di Cardiochirurgia alla Statale di Milano, spiega perché nelle donne le patologie sono più nascoste e spesso trascurate

Bologna, 20 aprile 2010 - IL CUORE DELLA DONNA è diverso da quello dell’uomo. Anche nel modo di ammalarsi. Lo sostiene il Congresso internazionale Heart Failure & Co, cui hanno partecipato, a Milano, oltre 250 specialisti da tutto il mondo. Tra i promotori, il dottor Francesco Donatelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Irccs MultiMedica e Ordinario di Cardiochirurgia alla Statale di Milano.
Quali sono le differenze?
«La prima è che l’incidenza delle malatie cardiovascolari nella donna è ben superiore a quanto si pensasse ed è sottostimata sia dalle donne sia dai medici. E poi c’è il problema della diagnosi della cardiopatia ischemica, cioè la cardiopatia coronarica».
Più difficile nelle donne?
«Sì, perché da un lato le donne hanno sintomi più sfumati rispetto agli uomini, dall’altro risposte dubbie agli esami intermedi, come l’elettrocardiogramma da sforzo o altre tecniche da stress miocardico. Occorre arrivare in fretta a un’imaging delle coronarie con metodiche come la Tac, che permette una definizione del circolo coronarico più avanzata».
Come si manifesta lo scompenso?
«Lo sviluppo della malattia nella donna va più nella direzione di una ipertrofia del cuore, che non, come nel caso dell’uomo, di una dilatazione. Mentre nell’uomo lo scompenso - che determina una limitazione funzionale grave e conduce a un danno degli altri organi - si associa a una diminuita ‘cilindrata’ del motore-cuore, nella donna il cuore si presenta irrigidito e quindi meno capace di riempirsi adeguatamente».
E gli effetti?
«Identici gli effetti sul rischio di morte e sulla grave limitazione funzionale, ma il percorso della malattia è diverso. La donna è differente anche nella risposta ai farmaci. Di tutti i grandi trials che si occupano di farmaci nel campo cardiovascolare, l’80% studia pazienti maschi».
Ci sono differenze nei sintomi?
«Nell’uomo, l’infarto ha dei sintomi chiari, il dolore al centro del petto, irradiato al braccio sinistro o a entrambi gli arti superiori. Nella donna, pur permanendo in una certa misura il dolore, l’ischemia miocardica si manifesta con sintomi più sfumati, che ricordano l’influenza: un senso di prostrazione, di affaticamento, di nausea. Oltretutto la donna ha la tendenza a sottovalutare».
Qualche numero?
«In Italia muoiono circa 120 mila donne l’anno per malattie cardiovascolari, l’infarto acuto del miocardio ne uccide 33 mila, il triplo rispetto al tumore al seno. In Europa, su 100 donne sopra i 60 anni che muoiono, 55 sono vittime di malattie cardiovascolari e 5 di tumore al seno. Ma l’attenzione del pubblico, dei medici e delle istituzioni che finanziano la ricerca è tre volte tanto dedicata al tumore rispetto alle malattie cardiovascolari».
I fattori di rischio per le donne?
«Gli stessi per l’uomo, fumo, stress, cattive abitudini alimentari, stili di vita errati. C’è un forte incremento delle donne fumatrici. C’è poi il periodo post-menopausa, nel quale manca la protezione degli ormoni sessuali sulle malattie cardiovascolari».
di Enrico Fovanna
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