Per battere il cancro una sinergia mondiale
Si è svolto questa mattina l'incontro pubblico presso l’Istituto milanese fondato da FIRC (Federazione italiana ricerca sul cancro) per tracciare le linee di sviluppo della ricerca

Milano, 12 luglio 2010 - Sono passati 10 anni da quando la Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro capì che nel panorama oncologico made in Italy mancava un tassello fondamentale per la sua completezza scientifica: un centro interamente dedicato alla ricerca oncologica, focalizzato in primo luogo sullo studio dei meccanismi molecolari alla base della formazione e dello sviluppo dei tumori.
Su quelle basi nacque IFOM, l’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, il primo - e ancora oggi unico - centro di Ricerca italiano specializzato in questo ambito scientifico. Una scelta coraggiosa considerando che, per loro natura, i risultati scientifici della ricerca di base, seppur euristici, costituiscono solo il punto di partenza – la “base”, appunto – di un lungo percorso che forse, un giorno, si rivelerà risolutore per la diagnosi e la cura delle patologie tumorali.
"La nostra convinzione - ha affermato Piero Sierra, presidente di FIRC - è che la conoscenza sia il presupposto fondamentale della cura”. Oggi, a 10 anni dall’avvio del suo programma scientifico, i fatti rendono onore all’intuizione di FIRC.
Con la sua attività diversificata in 19 programmi di ricerca sui diversi fronti della ricerca oncologica e oltre 100 pubblicazioni all’anno sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali come Science, Nature e Cell, commenta Tomas Lindahl, direttore del Clare Hall Laboratories Cancer Research UK: “IFOM ha già lasciato il segno in Italia come modello per lo sviluppo di nuove strategie di ricerca, basate su laboratori di ricerca all’avanguardia e specializzati”.
Ma l’obiettivo con cui IFOM e FIRC hanno voluto promuovere oggi l’incontro pubblico “IFOM 2020 – La Ricerca sul Cancro di domani: Sinergica, Interdisciplinare, TransNazionale” moderato da Carmen Lasorella, non è stato l'autocelebrazione, bensì la volontà di tracciare i binari su cui far correre la ricerca sul cancro di domani, quelli grazie a cui il sistema-Italia si potrebbe rendere competitivo a livello internazionale sul piano dell’innovazione tecnologica.
Anziché spegnere le candeline, IFOM accende quindi la “miccia” propositiva di una sfida estesa ai diversi attori del sistema-Italia e alla comunità scientifica internazionale. “Del resto” commenta Marco Foiani, direttore scientifico dal gennaio 2009 e responsabile di uno dei primi programmi di ricerca attivati nel 2000, “se alla sua fondazione, in piena Era post-genomica, IFOM nasceva come sfida tecnologica, oggi è una sfida di pensiero”.
“Gli obiettivi della ricerca oncologica - continua Foiani - sono chiari: pervenire a diagnosi il più precoci possibile profilando i tumori con mutazioni particolari, identificare e inattivare quei processi che ‘tengono in vita’ la cellula tumorale, mettere a punto strategie finalizzate a veicolare il farmaco direttamente sul tumore”.
Le chiavi future identificate per ottenere dei risultati significativi in questo senso sono appunto la sinergia, l’Interdisciplinarità e la transnazionalità. “Tutto sommato – commenta lo Scienziato - tre sfaccettature della stessa piramide. La sinergia, intesa nelle sue declinazioni culturali ed economiche, è il presupposto che ha dato vita a IFOM, nato per sua vocazione come network di scienziati provenienti dalle principali realtà scientifiche italiane, e questo è oggi sempre più il nostro modo di intendere il ‘fare Scienza’: in alleanza con le migliori realtà scientifiche nazionali ed internazionali.”
“L’interdisciplinarietà - prosegue Foiani - è la seconda parola d’ordine: l’evoluzione scientifica richiede una pluralità di competenze che si intersecano dinamicamente in una mappa dai confini permeabili. Quindi a trovare risposte domani non sarà la figura isolata del ‘Super-scienziato’ ma un Team misto e trasversale che integri competenze tecnologiche e scientifiche complementari approcciando il problema da diversi angoli prospettici”.
Il terzo binario segna un tragitto anche geograficamente a lungo raggio, ed è la transnazionalità, “un concetto familiare nell’ambito economico-sociale – sottolinea Foiani - ma che si presta perfettamente a profilare la fisionomia della comunità scientifica di domani: svincolata da logiche territoriali e sempre più spinta su partenariati transnazionali fondati su obiettivi di ricerca comuni, sulla condivisione delle risorse e delle tecnologie, sullo scambio formativo, sulla circolazione dei cervelli.”
“Solo così – commenta Piero Sierra - possiamo entrare in un dibattito scientifico globale, innescando un circolo virtuoso che, di ritorno, dia valore aggiunto all’Italia sul piano scientifico, economico, formativo e professionale”.
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