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Colesterolo cattivo, rischi e prevenzione

Il nemico silenzioso del cuore

Claudio Borghi: "Si deve ridurre il profilo lipidico e quello cardiovascolare"

colesterolo

Colesterolo cattivo rischi e prevenzione
Roma, 07 novembre 2011 - A LEGGERE le cifre c’è di che preoccuparsi. In Italia ogni ora sono ben ventisei le persone che entrano in ospedale per un problema legato all’insufficiente apporto di sangue al cuore, figlio dello scarso afflusso di sangue attraverso le arterie coronariche. Per quattordici di questi individui, il nemico si chiama infarto. Eppure fare qualcosa in termini di prevenzione sarebbe possibile, controllando al meglio i fattori di rischio, come ipertensione, sovrappeso, fumo di sigaretta e colesterolo troppo alto. Su questo fronte, peraltro, siamo di fronte ad un pericolo che non dà segni della sua presenza. Non dà sintomi, non dà campanelli d’allarme eppure arriva diretto al cuore. E va abbassato, specie negli individui che più rischiano problemi, magari perché presentano altre patologie a carico dei reni o di altri organi. «È il messaggio che emerge dallo studio Sharp, che ha dimostrato due aspetti fondamentali – è il parere di Alberico Catapano, docente di Farmacologia all’Università di Milano e presidente eletto della Società Europea dell’Aterosclerosi — . In soggetti ad alto rischio di eventi cardiovascolari, come le persone con danno renale cronico o in dialisi sostitutiva della funzione renale, la terapia ipolipemizzante ed in particolare quella di associazione tra simvastatina ed ezetimibe risulta altamente efficace nel ridurre gli eventi aterosclerotici e senza che aumentino gli eventi avversi dovuti alla terapia ipolipemizzante».
Insomma, abbassare il colesterolo si può, anche nei casi più complicati, anche grazie ai moderni ritrovati della scienza che consentono da un lato di ridurne la sintesi dall’altro di limitarne l’assorbimento nell’intestino, grazie a una sorta di doppio attacco. Ma occorre attenzione, perché non tutto il colesterolo è uguale.


PER QUESTO BISOGNA seguire quanto il medico indica. «È importante ridurre in senso favorevole il proprio profilo lipidico, e quindi il proprio profilo cardiovascolare – spiega Claudio Borghi, ordinario di Medicina Interna all’Università di Bologna —. Nella formulazione di una strategia efficace si deve distinguere tra colesterolo cosiddetto cattivo o LDL e colesterolo buono o HDL. A questo va aggiunto il ruolo non marginale dei trigliceridi che sono espressione sia di alterazioni del profilo metabolico che di quello genetico dell’individuo ed il cui apporto, in termini di rischio, risulta sinergico a quello del colesterolo buono e cattivo. È quindi fondamentale prestare attenzione affinché la riduzione che si ottiene sia il risultato di un energico calo del colesterolo cattivo (ed eventualmente dei trigliceridi) ed un efficace aumento di quello buono».


 

Federico Mereta

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