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"L'età della notte" e "Se la parola è un atto" racchiudono i ricordi vissuti della malattia
Roma, 02 gennaio 2012 - COME ORMAI tutta la comunità scientifica internazionale conferma, gli ultimi dieci anni hanno registrato, in tema di terapie oncologiche, enormi progressi scientifici e un grandissimo cambiamento nell’approccio e nel rapporto tra il paziente e il medico.
Ma colpisce soprattutto il mutato atteggiamento del paziente verso la malattia: basti pensare all’epoca non lontana in cui gli ammalati di tumore, e con loro tutte le fonti di divulgazione, parlavano della patologia come di «un brutto male», mentre oggi personaggi famosi a livello internazionale, big del cinema e della musica ma anche la gente comune «raccontano» e combattono il cancro a viso aperto, senza isolarsi ma anzi coinvolgendo gli altri, e considerando il tumore un grave incidente di percorso ma non il mostro invincibile che li distruggerà. «Merito dei passi avanti fatti dalla scienza — sintetizza il professor Francesco Rivelli, oncologo della scuola del grande Cesare Maltoni, e nome di spicco della Lega italiana per la lotta contro i Tumori — ma anche della rivoluzione che i media hanno introdotto nella nostra vita anche del delicastissimo settore della salute».
NON SI TRATTA, dunque, del solo processo di «umanizzazione degli ospedali» e della cura sempre più personalizzata con terapie ritagliate sul singolo paziente: c’è stato, a detta delle organizzazioni scientifiche e di quelle degli ammalati, un salto di qualità che ha dato spazio alla persona affetta dal tumore, arricchendo così la sua capacità di affrontare e combattere il cancro.
Ecco allora i libri, i video, l’accento sulla fede o sulla meditazione, la musica, la poesia, le arti e comunque tutta la personalità dell’ammalato in primo piano: sulla stessa linea di battaglia dei farmaci «intelligenti».
ETTORINA Campadelli, in arte Ettore Campadelli, poetessa per due volte alle prese con un tumore, è una di quelli che hanno alla medicina la parola, sua vocazione, alle terapie. Pubblicista, autrice di testi per canzoni e di numerosi articoli su varie testate e riviste, Campadelli (moglie, madre e nonna) testimonia come la mente e i talenti che ognuno di noi possiede in modi e forme diverse possano diventare «farmaci» e argini al dolore: in due libri che regala a chi glieli richiede («L’età della notte e «Se la parola è un atto», Book Editore), la poetessa ripercorre in versi la strada aperta, in prosa, da Marie Cardinal, autrice del famosissimo «Le parole per dirlo», diario di un donna colpita da un’altra grave patologia. Campadelli (fisico aggraziato e snello, capelli sale e pepe cortissimi, a ricordo delle conseguenze della chemio sopportata nel 2008, dopo il secondo intervento chirurgico) tiene riunioni e incontri in cui ricorda, leggendo i suoi versi, il «freddo gelido della sala in cui si fa la radioterapia, in una solitudine totale in cui devi farti compagnia da te». E anche il dopo, la gioia del ritorno alla normalità con la guarigione, la «brutta botta della metastasi», la tentazione di arrendersi durante la chemio.
ECCO ALLORA l’inno alla voglia di resistere e di vivere: «Ti leggo una poesia?/ A me ha riacceso la vita /Vaneggio o s’infrangono/ verità occulte di morte? Mi salva l’ecografia di un feto/ col miracolo di un dito in bocca. Per dirmi che fame». E a far da ponte fra disperazione e speranza, Campadelli scolpisce in versi il suo il messaggio: «Mi ha salvato il credere in una sola resistenza estrema/il barbaro coraggio d’accettarmi umana».
Renata Ortolani