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A bocca aperta per sturare le orecchie

Lo sbadiglio è indotto dalla sonnolenza

Secondo alcuni studiosi è una reazione dell'organismo con significato difensivo

Lo sbadiglio è più contagioso tra parenti, amici e innamorati (Benvenuti)
Lo sbadiglio è più contagioso tra parenti, amici e innamorati (Benvenuti)
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Roma, 09 gennaio 2012 - YAWN... NON È un sussulto di un cartone animato di Walt Disney ma è esattamente la traduzione inglese dello sbadiglio. Numerose sostanze neuroendocrine lo facilitano: dopamina, acetilcolina, serotonina, ormone adrenocorticotropo, ossitocina, ormoni steroidei. Mentre gli oppiodi lo inibiscono. Dopamina e ossitocina interagiscono con l’ipotalamo e inducono lo sbadiglio attraverso l’ippocampo.
Il grande Ippocrate, era il 400 avanti Cristo, riteneva che lo sbadiglio «potesse eliminare la cattiva aria dai polmoni e portare ossigeno al cervello». Durante lo sbadiglio si assiste all’attivazione del sistema nervoso autonomo che aumentando la pulsazione del nostro cuore determina la disponibilità di ossigeno in circolo. Questo meccanismo elementare, in verità, avviene ogni qualvolta noi facciamo un respiro bello e profondo, pertanto lo sbadiglio di per sé non punta a incrementare i livelli di ossigeno. E’ invece chiaramente indotto dalla sonnolenza.

RECENTEMENTE è stato proposto che lo sbadiglio possa regolare la temperatura del cervello. Sembra, infatti, che il meccanismo dello sbadiglio con le sue tre fasi (profonda inspirazione, breve apnea, lenta espirazione) possa favorire un «raffreddamento» cerebrale. Si sa, lo sbadiglio è contagioso. E’ stato fatto un interessante esperimento: sono stati arruolati volontari, messi a guardare un video monotono in cui tutti gli attori sbadigliavano. Ebbene, anche gli spettatori si sono messi a sbadigliare. Ad alcuni è stata appoggiata sulla fronte una pezza imbevuta di acqua fredda, questo gruppo di volontari ha smesso di sbadigliare. Lo sbadiglio ha la peculiare capacità di riequilibrare la pressione all’interno dell’orecchio medio. Ad esempio in aereo o in alta montagna, dandoci un piacevole senso di benessere. Ciò è dovuto all’apertura delle tube di Esutachio con successiva aereazione della cavità timpanica. Un riflesso difensivo dell’organismo a situazioni di emergenza, si potrebbe dire, ma un simile effetto positivo lo otteniamo anche con una gomma da masticare o praticando la manovra di Valsalva (le narici sono strette tra le dita mentre espiriamo con forza).

TRA LE ALTRE cose l’atto di sbadigliare previene l’atelettasia (incompleta distensione degli alveoli polmonari) e rinnova il surfattante nei polmoni. Favorisce l’estruzione della tonsilla dalle fosse palatine. Nelle società industrializzate lo sbadiglio è sinonimo di noia, tedio, sonnolenza.
E cosa dire dello sbadiglio dopo un’abbondante libagione? L’apparato digerente messo alla prova dopo un pranzo generoso sequestra sangue dai territori nobili quali il cervello (ecco la sonnolenza post-prandiale) e dagli arti inferiori (si spiega così la stanchezza che ci assale dopo un pasto abbondante) e lo sbadiglio in questo caso può rappresentare un meccanismo per attrarre ossigeno al cervello.
A parte le scorpacciate, la cattiva digestione, specialmente se collegata all’infezione da helicobacter pylori (gastrite, ulcera dello stomaco o del duodeno, malattia da reflusso gastro-esofageo) è responsabile, anche in assenza di stravizi alimentari, della sonnolenza post-prandiale con associati una serie di «sonori» sbadigli.

 

Dino Vaira Professore di Medicina Interna Università degli Studi di Bologna

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