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In Italia si registrano cinquemila casi di carcinoma all'ovaio all’anno ed è una delle neoplasie più pericolose perché circa nel 70% dei casi la diagnosi avviene in fase avanzata
Roma, 16 gennaio 2012 - SE ESISTE UN CENTRO di gravità permanente, per la donna è doppio. Sta nei due organi grossi come mandorle ai lati dell’utero, le ovaie. Importanti dal punto di vista riproduttivo, endocrinologico ma anche simbolico. Le ovaie misurano il tempo, lo scandiscono attraverso quel magnifico sistema di intelligenza che è il ciclo mestruale.
Il tempo femminile è il tempo della luna che si fa piena, declina, diventa nera e ricresce. Sono stati scritti libri in proposito (su tutti l’onirico «Mestruazioni» di Alexandra Pope). E mai come negli ultimi tempi la scienza si è applicata per addomesticare ciò che abita nel territorio più selvaggio di una donna dalla fertilità alla malattia, là dove si annida uno dei tumori più diffusi di cui tante ignorano i sintomi e la prevenzione. Il carcinoma dell’ovaio è la seconda neoplasia maligna ginecologica più diagnosticata, quella gravata da maggiore mortalità e la quarta causa principale di morte correlata al cancro nelle donne degli Usa. In Italia se ne registrano cinquemila nuovi casi all’anno ed è una delle neoplasie più pericolose perché circa nel 70% dei casi la diagnosi avviene in fase avanzata. Nonostante questo, oltre un terzo delle italiane lo ritiene identico al tumore dell’utero, l’87% non ne ha mai parlato con il proprio medico, il 70% non ne conosce le manifestazioni e solo l’11% sa che l’ecografia (transvaginale) è fondamentale per la diagnosi. Chi sta dalla parte delle bambine deve informarle, mai come in questo caso la conoscenza è un’assicurazione sulla vita. I nativi americani la fanno semplice: con il menarca la fanciulla attraversa un’iniziazione spontanea.
Per la medicina è più o meno la stessa cosa: con la tempesta ormonale della prima mestruazione la ragazza inizia la grande avventura della vita adulta, durante la quale saranno però davvero pochissime ad essere intangibili e regolari come la luna.
Una percentuale compresa fra il 5 e il 10 per cento, ad esempio finirà nelle secche dell’ovaio policistico (conosciuta anche come sindrome di Stein-Leventhal), la principale causa di infertilità, subdola e raramente diagnosticata finché non si cerca una gravidanza. Altre anziché abbandonarsi ai ritmi della natura, che preferirebbe far fare i bambini a mamme relativamente giovani, cederanno alla tentazione di rimandare e si ritroveranno fuori tempo. Così la donna smette di essere incarnazione di un potere sottile e universale e diventa protagonista di un fenomeno incontrollabile come la crescita esponenziale dei parti multipli. Negli Stati Uniti all’inizio degli anni Ottanta si contava una coppia di gemelli ogni 53 gravidanze, nel 2008 ogni 31.
OGGI IN ITALIA un figlio su cinque è frutto di una gravidanza tardiva: le donne che diventano madri dopo i 35 anni sono il 34%, il 6% dopo i 39 e solo il 10% dei nascituri ha una mamma sotto i 25. Rimanere incinta al limite del periodo fertile è possibile anche senza ricorrere alla procreazione assistita, si legge sulla rivista Nature: chi riesce a fare un figlio dopo i 45 anni ha ottime chance di superare il secolo di vita, quattro volte più delle altre donne. E’ sempre l’orologio biologico a regolare gravidanze e longevità: continua la produzione di estrogeni, la menopausa ritarda e si tengono lontane le malattie cardiache o le patologie degenerative come l’Alzheimer.
Viviana Ponchia