Bologna
/ Ancona
/ Ascoli
/ Cesena
/ Civitanova Marche
/ Fano
/ Fermo
/ Ferrara
/ Forli
/ Imola
/ Macerata
/ Modena
/ Pesaro
/ Ravenna
/ Reggio Emilia
/ Rimini
/ Rovigo
Dati top secret, gli scienziati si scontrano su 'Nature': la comunità scientifica si chiede come conciliare riserbo e trasparenza
Roma, 23 gennaio 2012 - PIÙ SICUREZZA nei laboratori che custodiscono virus pericolosi per l’uomo e nuove regole per maneggiare studi che rischiano di finire nelle mani di persone senza scrupoli. Queste le proposte di un gruppo di esperti internazionali chiamati da Nature a esprimersi sul dibattito scatenato dalle autorità Usa che hanno chiesto di pubblicare in versione censurata gli studi che spiegano come creare in laboratorio il supervirus, microrganismo altamente contagioso e letale derivato dal virus dell’aviaria H5N1. Gli artefici del supervirus, gli olandesi Ron Fouchier e Ab Osterhaus, affermano di non voler mettere in discussione la richiesta fatta dalle autorità statunitensi del National Science Advisory Board for Biosecurity affinché il loro studio non sia pubblicato integralmente contro ogni possibile minaccia terroristica.
SERVONO COMUNQUE nuove regole. Ne è convinto John Steinbruner, direttore del Centro per gli studi internazionali di sicurezza dell’università del Maryland. Secondo l’esperto servirebbe la discesa in campo di un ente internazionale come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L’estremo oriente è stato lo scenario dei primi casi umani di influenza aviaria scatenata dal virus H5N1, e forse per questo ci si aspetterebbe dai suoi scienziati un forte appello affinché vengano pubblicati tutti i dettagli degli studi che svelano i segreti genetici della pericolosità di questi virus. L’infettivologo Kwok-Yung Yuen, che lavora nell’ateneo di Hong Kong, si schiera invece a favore della censura: «Le caratteristiche genetiche della trasmissibilità del virus siano rese note in via confidenziale solo ai direttori dei laboratori della rete di sorveglianza dell’Oms». I laboratori hanno bisogno di maggiori precauzioni: le autorità non stiano pigramente sedute mentre si profila la minaccia di una pandemia creata dall’uomo. È l’ammonimento di Lynn Klotz del Centro per il controllo e la non proliferazione delle armi di Washington che, insieme a Ed Sylvester della scuola di giornalismo Cronkite dell’università dell’Arizona, stima pari all’80% la probabilità che nell’arco di quattro anni si verifichi la fuoriuscita di uno dei virus più pericolosi da uno dei 42 laboratori mondiali in cui sono custoditi.