Notizie locali Bologna / Modena / Pesaro / Rimini / Firenze / Arezzo / La Spezia / Prato / Milano / Bergamo / Lodi / Monza Brianza Tutte le città

XXI secolo: i bambini sono figli del mondo!

L'analisi del medico-pediatra Gildanna Marrani

Il bimbo diventa uno strumento nelle mani del mondo, non più il suo futuro e la sua principale bellezza. E se il bambino smette di essere il centro del mondo, allora quest’ultimo perderà senso, si atrofizzerà, svanendo e perdendo fascino e vitalità

Bambini guardano un mappamondo
Bambini guardano un mappamondo

di Gildanna Marrani, medico-pediatra

Roma, 6 febbraio 2012 - Il XXI secolo non è solo il secolo dell’euro e di una recessione mondiale, non è solo il secolo di una progressiva tecnologizzazione in aumento; non è solo il secolo infine del terrorismo politico e militare; è anche il secolo della definitiva emancipazione psichica dei fanciulli e di una loro nuova educazione basata su diversi parametri psicopedagogici: una nuova educazione alla riscoperta della propria libertà e della natura. I bambini del mondo sono stati per tanti secoli bui la classe più oppressa e sfruttata del globo: oppressione che si è sempre concretizzata o nel lavoro minorile, o in abusi psicologici o sessuali delittuosi. Allora il bimbo diventa uno strumento nelle mani del mondo, non più il suo futuro e la sua principale bellezza. E se il bambino smette di essere il centro del mondo, allora quest’ultimo perderà senso, si atrofizzerà, svanendo e perdendo fascino e vitalità.

Da pediatra di lungo corso, da medico di esperienza e da madre non posso fare a meno di notare con sgomento come ancora oggi il fanciullo cresce molto spesso nella confusione e nel disordine morale, nell’incertezza(componente che poi si riflette inevitabilmente sul futuro adulto con insicurezza, paura del futuro e dell’ignoto), aggressioni mediatiche condite dalla violenza e dall’idea di sopraffazione… un disordine che credo vada ricercato nel tentativo spesso mal celato di voler condizionare il piccolo. Allora diventa compito dello Stato(in primis), dello Stato sociale quello di educare , “tirare fuori” il vero artista, il vero creatore della propria esistenza, il vero demiurgo che ogni fanciullo ha potenzialmente in se. Se da una parte lo Stato ha il compito importantissimo e legale di coadiuvare i genitori nell’istruzione obbligatoria, nell’educazione del fanciullo, allora quest’ultimo dovrà essere messo in grado dallo stesso di essere in qualche modo “svezzato” culturalmente, socialmente, mentalmente, potenziandone la vena creativa, i talenti, salvaguardandolo principalmente da inutili condizionamenti.

Da molti anni anche le Nazioni Unite, principale organismo internazionale a salvaguardia dei popoli e dei loro diritti, tutela le prerogative dei fanciulli. Ma se questo è vero, ciò che osservo ogni giorno non può che portare ad un seria riflessione: i bambini sono figli del mondo prima ancora che delle loro famiglie, sono figli di uno Stato intelligente e illuminato e come afferma Rousseu, l’uomo dovrà gradualmente tornare ad un progressivo contatto con lo stato di natura. Solo una ripresa di contatto tra il fanciullo e la natura può assicurare al futuro adulto quella serenità e quello spirito pionieristico che spesso manca in una società solo fondata sui profitti e l’ipocrisia, l’immagine sociale ed un nucleo famigliare chiuso e ristretto alle sola mura domestiche. Nel corso dei secoli l’educazione del fanciullo è stata oggetto di sempre nuovi tentativi per svezzarne le capacità, “spronarlo”, facendogli scoprire attraverso nuovi approcci educativi se stesso ed i suoi talenti. Perfino un genio letterario come Lev Tolstoj ha cercato di costruire ai tempi una scuola educativa e di vita fondata sull’antiautoritarismo, sulla riscoperta della propria liberta e sull’attivismo morale e fisico, sulla progressiva realizzazione della personalità con misure più rivolte all’evoluzione del fanciullo in seno ad una comunità che lo educhi in modo non arbitrario piuttosto che su blandi e spesso inutili condizionamenti e indottrinamenti culturali e sociali. Ma quell’esperimento non riuscì in pieno.

Mettendo da parte inutili paure sul futuro dei fanciulli e inutili titubanze sul loro sviluppo psichico, constato nella mia professione come sarebbe auspicabile che il fanciullo “traghetti” negli anni formativi dalla famiglia verso una comune gestita da abilissimi educatori professionali alimentati dallo spirito “naturale” di un Theureu (esponente di quel trascendentalismo d’8oo che rivalutò il contatto con la natura) e da una consapevolezza morale decisa e brillante, profonda e pedagogica, da una “cultura del fanciullo” animata da spirito e coscienza, acutezza intellettuale e morale. Allora un vero educatore del XXI secolo non sarà più disposto a subire retaggi di un passato ormai sepolto(cioè un’educazione solo fondata sul profitto scolastico e sulla disciplina, e soprattutto sulla rigidità nella scuola dell’obbligo) ma saprà “educare” il fanciullo sulla base di tutte le teorie costruttive che l’hanno preceduto, utilizzando per il suo lavoro non solo la professionalità ma una vera nuova coscienza.

Penso a Maria Montessori, penso a Tolstoj, penso a Henry Theureu, penso a Rousseu e tanti altri pedagoghi che, mescolandosi ad una riscoperta del talento del fanciullo e ad un vero “universalismo educativo” potranno essere utili alla nuova comune educativa, collegi di stampo prettamente democratico all‘interno dei quali non si percepiranno più differenze di sorta, ma vigerà un universalismo che si tradurrà in vera spontaneità, confronto tra culture, democrazia psicologica, attività sportiva di gruppo e intellettuale. Sarà spero proprio questa nuova scuola/formazione il perno eccezionale su cui poggerà un sistema direttamente gestito da uno Stato più illuminato, che riuscirà a crescere il fanciullo e l’adolescente, parallelamente alla famiglia, ma forse diminuendo un po’ la sua influenza su di lui e creando maggiormente le premesse per una sua “evoluzione” capace di aprire il nucleo famigliare ristretto verso quello che io chiamo “universalismo educativo e morale”. Sempre a contatto con adulti in gamba, in gruppi di ampie dimensioni, tra pluralismo culturale, religioso, artistico, creativo.

Un sistema nuovo capace di cementificare la personalità del giovane:egli può fin dai sei anni di vita essere svezzato ed indirizzato da uno Stato pienamente e moralmente consapevole, confrontarsi con gli altri coetanei senza limiti nè discriminazioni. Istituzionalizzare e incentivare collegi che le famiglie possono liberamente scegliere per l’educazione dei propri figli: come dire, istituzionalizzare un’educazione universalista. Considerando infine che il fanciullo ama il gioco e lo considera il più valido compagno della propria vita, la vicinanza con una dimensione più rurale,campagnola, collettiva e naturalista sarà certamente auspicabile. Perché(lo dico da pediatra che ha visto gioie e dolori, amarezze e felicità del fanciullo)il bambino non può che essere sereno a contatto con la vita, a contatto con il suo primo abbozzo di società… quel mondo ch’egli dovrà conoscere per sentirsi veramente parte di quell’immenso gioco che è la vita.
 

video

  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2012 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Powered by